Ci sono un punto, un giorno e due nomi che hanno cambiato la storia di una città. Statale 379, chilometro 46+300, 23 febbraio 2000, Alberto De Falco e Antonio Sottile. Erano due finanzieri, facevano il loro mestiere su una Fiat Punto e in quella notte di 17 anni fa si trovarono di fronte una jeep corazzata con a bordo Giuseppe Contestabile e Adolfo Bungaro, due contrabbandieri. Scaricavano le bionde, sigarette da rivendere agli angoli delle strade, a poco prezzo. Erano due delle migliaia di persone che tra Brindisi e provincia campavano in quella maniera da decenni. Tanto che al capoluogo era stato appiccicato un soprannome, Marlboro City.

Avevano scaricato le stecche anche la sera del 23 febbraio 2000, Contestabile e Bungaro, assieme ai loro compari. E al chilometro 46+300 della statale che corre verso Brindisi non esitarono a difendere il carico speronando la Fiat Punto. L’impatto fu così violento che l’auto dei finanzieri rimase incastrata nei rostri del loro Range Rover. De Falco e Sottile, 33 e 29 anni, morirono sul colpo. Dal quel giorno, dopo aver trascurato i traffici dei contrabbandieri che in alcuni casi si erano saldati nel tempo con gli interessi della Sacra Corona Unita, lo Stato decise che era arrivato il momento d’intervenire stroncando il contrabbando che a Brindisi era diventato un “ammortizzatore sociale”.

La chiamarono ‘Operazione Primavera’ per evocare il risveglio di un territorio che veniva da un lungo inverno, nel corso del quale le stecche di Marlboro e Merit si vendevano agli angoli delle strade in “tabacchini” arrangiati su banchetti fatti con le cassette della frutta. Lo Stato aveva sopportato i mancati incassi del monopolio perché quella vendita illegale sfamava migliaia di famiglie che altrimenti non avrebbero avuto altra fonte di reddito. E agli angoli si fermavano tutti, dagli studenti ai professionisti per comprare i pacchetti a prezzo ribassato. Sono stati a lungo percepiti come briganti in sella a gommoni capaci di seminare gli sbirri, di fregare lo Stato e nulla più. Poi però alcuni di loro iniziarono a puntare più alto, a mescolarsi anche con gli affiliati alla Sacra Corona Unita, a trasportare armi e droga dalle coste albanesi e montenegrine. E più alzavano il tiro, più dovevano proteggersi.

Così le folkloristiche Alfetta lasciarono il posto ai fuoristrada blindati, nascosti nei bunker sotterranei costruiti nelle campagne. Mentre Sottile, De Falco e i loro colleghi continuavano a inseguire a bordo di scalcagnate Punto. Una lotta impari, dove Davide che s’era fatto Golia schiacciò il supposto Golia armato nemmeno di una fionda. Lo sapevano quale aria tirava da qualche anno, almeno dal 1997, ma presero coscienza del problema solo dopo il 23 febbraio 2000. Nel Brindisino, il ministro dell’Interno Enzo Bianco spedì quasi 2.000 uomini a fermare i contrabbandieri, che risposero subito incontrando l’allora sindaco Giovanni Antonino per chiedere una mediazione e minacciarono la ‘rivolta’. Sì, la rivolta.

Per chi come me negli anni Novanta era un bambino, lo sbarco delle sigarette rappresentava a volte un passatempo da nascondere ai genitori. La spiaggia di un campeggio a qualche chilometro dalla città era uno dei punti della costa prescelti per l’arrivo del carico. E noi, che lì trascorrevamo l’estate, nascosti tra i cespugli al confine della struttura, nelle sere di mare calmo, senza dire nulla a mamma e papà, aspettavamo in silenzio, rapiti da quei blindati che sbucavano dal buio mentre da lontano il rumore degli scafi iniziava a mescolarsi con quello della risacca. Si intuiva dai discorsi dei grandi che non giocavano gli uomini che agivano al calar della sera organizzati in squadre ribattezzate “batterie”. Ma agli occhi di un bambino risultava difficile comprendere chi fossero davvero.

La cruda realtà si materializzò, a 12 anni, nelle immagini di quella Punto fatta in poltiglia da predatori notturni senza scrupoli, passate a ripetizione dai telegiornali. E capii quanto fosse stato stupido il mio gioco il giorno dopo, durante i funerali di Antonio Sottile, finanziere scelto di 29 anni nato ad Alife, in provincia di Caserta, spedito a Brindisi a combattere una battaglia che ci sembrava un gigantesco gioco. Mentre altri, più grandi e coscienti, avevano atteso troppo e furono svegliati solo dalla tromba del Silenzio fuori ordinanza. “I rapporti dei servizi di sicurezza interni dello Stato mi dicevano che la situazione in Puglia sul fronte del contrabbando stava peggiorando. Quello che i servizi mi comunicavano era vero, però la situazione era ben più grave di quella che pensavamo. La realtà aveva superato la fantasia“, ha raccontato Bianco lo scorso anno.

Nelle prime tre settimane dell’Operazione Primavera vennero arrestate 92 persone e altre 135 denunciate, furono sequestrati oltre 8.000 chili di sigarette, 44 fuoristrada blindati e armati di rostri, 500 chili di esplosivo, gommoni, motoscafi e armi, vennero smontati diversi tralicci radio utilizzati per le comunicazioni criptate. Le spiagge a nord del capoluogo fino a Ostuni e Fasano, ‘santuari’ degli scafi e delle autocolonne di jeep, liberate dal giogo dei contrabbandieri, tornarono a essere il luogo di bagni e falò. Le famiglie che si spartivano il traffico di bionde furono neutralizzate in poco più di due mesi. E nonostante Brindisi continui a essere una città con enormi problemi, quel soprannome odioso se l’è tolto di dosso e oggi, grazie al sacrificio di Antonio Sottile e Alberto De Falco, non ci sono più stupidi bambini nascosti tra i cespugli ad aspettare le batterie pensando che che si tratti solo di una grande partita a ‘guardie e ladri’. Mentre loro facevano sul serio, tenendo sotto scacco un’intera provincia. E lontana la primavera.