I 130mila fascicoli pendenti del 2003 in tutte le Corti d’appello d’Italia sono diventati 286mila nel 2016. Ed è tra questi fascicoli che pendeva anche il processo per lo stupro di una bambina di 7 anni. Per fissare il giudizio di secondo grado sono stati necessari nove anni e il giudice ha dovuto prosciogliere l’imputato per intervenuta prescrizione. Un caso così clamoroso che ha costretto molti protagonisti in toga di questo caso a chiedere scusa e il Guardasigilli a inviare d’urgenza degli ispettori. Oggi invece arriva la notizia che hanno deciso di muoversi Csm e il pg della Cassazione.

“Siamo tutti preoccupati dall’esito del procedimento penale a Torino con la prescrizione per un fatto gravissimo di violenza carnale. Non spetta a noi promuovere l’azione disciplinare, ma spetta a noi vigilare sugli uffici” ha detto il vicepresidente Giovanni Legnini, al plenum del Csm. “Il Csm – ha affermato – non può rassegnarsi che fatti di quella gravità rimangano in attesa di fissazione da 9 anni, che non si siano stabilite delle priorità. Credo che le commissioni competenti possano fare delle riflessioni per verificare cosa è accaduto. E che dovremmo fare un monitoraggio e un’attenta valutazione delle situazioni come questa che rischiano di minare la credibilità e l’autorevolezza del sistema giustizia”. Sul caso della prescrizione dopo venti anni a Torino del processo per lo stupro di una bambina, si muove anche il procuratore generale della Cassazione, titolare dell’azione disciplinare, come ha reso noto, durante il plenum del Csm, la consigliera laica Elisabetta Alberti Casellati, che ha riferito che “il pg Pasquale Ciccolo mi informata questa mattina che sta già provvedendo a richiedere informazioni per capire cosa è successo”.