È difficile comprendere un problema quando non lo vivi in prima persona.
Non è immaginabile l’idea di non sapere come pisciare se qualcuno non ti aiuta, eppure esistono persone che hanno questo limite e nessuno può cambiare la realtà. E aggiungi, che possono anche non avere la possibilità di mangiare autonomamente, scrivere senza supporti estremamente costosi, muoversi e comunicare… e nessuno può cambiare questa realtà. E tu, non puoi immaginarlo. Io nemmeno e così la maggior parte delle persone così dette “normodotate”.

Qualcuno però può sopperire con la presenza e con l’assistenza.
Ma la società del diritto è organizzata con apposite strutture e figure deputate all’espletamento dei ruoli. C’è uno Stato, ci sono le Regioni e ci sono i Comuni e tutti i relativi ministri, presidenti, sindaci, sindache, assessori, consiglieri, amministratori, vassalli, valvassori, chierichetti, preti, portaborse, lecchini, topi d’ufficio, menestrelli, cortigiani, folletti, fatine, spacciatori, magnacci e vice papponi, e ancora, volontari, cuochi, critici, primedonne, tutori dell’ordine, portavoce, pentiti, marescialli, ufficiali, autisti, uscieri, portieri, sentinelle, falchi, colombe, brigadieri, rappresentanti, segretari, segretarie, tutori, registi, …

Viviamo in uno Stato paradossale che ci porta in uno stato avvilente.

Lo “Stato” è l’Italia e lo “stato” è la condizione in cui questa nazione versa: senza una trasmissione come Le Iene – che ti smaschera – tu, politico, tu, dai comportamenti infami, dalle azioni senza dignità… tu, politicante, tu non senti la necessità di cambiare in meglio nulla, se non per interesse personale che apporti evidenti benefici legati esclusivamente alla tua persona (o a chi potrà portarti immediati vantaggi di riflesso).

E allora? Allora arrivano le trappole per gli esseri che pensano di restare impuniti nella loro attività di sciacallaggio sulla società. Purtroppo sempre troppo raramente ma, quando succede, non te lo aspetti. E scatta la sensazionalità, e tutti ci risvegliamo da torpore.

Quindi una trasmissione televisiva più volte cerca di mettere in luce un problema da risolvere ma, tu, assessore deputato a trovare soluzioni, tal Gianluca Antonello Miccichè (in questo caso), tu, non solo scappi cercando di eludere le telecamere dopo le ripetute chiacchiere al vento e promesse in politichese becero ma, all’occasione, cerchi di tradurre in ricatti moral/politici gli eventuali interventi che dovrebbero essere la base della tua attività, i servizi che dovresti garantire chiedendo addirittura aiuto per restare saldamente incollato alla tua poltrona.

Ma questa volta è andata male e, la faccia che corrisponde a quelle squallide azioni, è ormai compromessa, è evidente, e non ci si può più nascondere. Risultato: dimissioni.
Ma Cristiano Pasca, autore del servizio de Le Iene, sottolinea quanto non ci sia da gioire, l’obbiettivo non erano le dimissioni dell’assessore ma una presa di posizione e una risoluzione del drammatico problema che vivono quotidianamente Alessio e Gianluca Pellegrino (basta cercare su un motore di ricerca e troverete tutta la storia).

Altro che “atto di responsabilità”, come lo ha definito il presidente Crocetta, è un palese atto di codardia. Sarebbe stato un atto di responsabilità se avesse, prima, risolto la situazione e, poi, si fosse dimesso.

Da troppo tempo si ascoltano promesse, da troppo tempo se ne fottono. E non si può più aspettare, perché se il problema lo avessero in famiglia, col cavolo che continuavano a fottersene, avrebbero fatto un casino… Allora? Quanto la popolarità aiuta ad amplificare una situazione?

Quando uno come Pif – già accusato da tanti sciatti e qualunquisti detrattori di cavalcare l’argomento per visibilità, perché lui ha partecipato alle Leopolde – si incazza violentemente con il Presidente della Regione Sicilia e urla l’indignazione di una parte di quel popolo che si è rotto la minchia di tutto lo schifo a cui siamo assuefatti (come scritto dopo scritto sottolineo da tempo).
Sì, perché l’italiano non si espone quasi mai, perché ognuno ha troppo da perdere, nonostante il poco (e sempre meno) che si ha. Viviamo in quella zona di comfort che è meglio custodire senza svegliare il can che dorme.
Ma se tutti reagissimo, tutti davvero incazzati per ottenere i diritti che continuano a spacciare come concessioni solo a condizione di contro-favori politici, qualcosa cambierebbe davvero.

E allora grazie Pif, grazie Le Iene perché quasi mai nessuno si espone. E un bel vaffanculo è sacrosanto se serve a far capire che non sono ricatti, che l’obbiettivo non è rovinare carriere o minacciare la quiete del politico di turno. L’obbiettivo è risolvere un problema enorme che condanna persone che non hanno e non possono avere la forza e gli strumenti in altro modo. Perché se Alessio e Gianluca e altri 3.600 disabili (solamente in Sicilia) non hanno i diritti basilari e se già la vita, eufemisticamente, non è stata particolarmente giusta con loro, noi, la società che si spaccia per civile, ha l’obbligo di supplire. E vaffanculo, allora, mille volte, centomila, un milione di volte… finché non ascolterete e non troverete soluzioni.

 

 

Se non fosse stato per un personaggio noto come Pif, quanta risonanza avrebbe avuto questa vicenda?
Quante denunce passano inosservate senza la risonanza di trasmissioni televisive come Striscia la Notizia o Le Iene?

P.S.: Concentriamoci sulla necessità: assistenza per i disabili. Le scuse non servono, servono i fatti, aggirare la burocrazia e risolvere. Non potete recuperare la credibilità, signori politici, dovete soltanto “fare” e “fare subito”. Da adesso si attende solo un “quando”, presidente Crocetta, assessore regionale alle Politiche sociali ad interim dopo le dimissioni di Miccichè.

P.P.S.: E se qualcuno dubita della vera natura dell’incazzamento di Pif, credetemi, lo conosco e non è così un bravo attore da saper simulare o interpretare la rabbia da incazzatura che ha mostrato nei giorni scorsi, è davvero indignato, come lo siamo in tanti.