Si racconta che in queste ore al Dolby Theatre di Hollywood abbiano richiamato un po’ di traduttori simultanei dal francese. Nonostante l’ottimo inglese parlato da Isabelle Huppert è probabile che la musa di Claude Chabrol voglia ringraziare l’Academy per l’Oscar come miglior attrice protagonista nella sua lingua madre. Stiamo ovviamente scherzando. Ma non è del tutto improbabile che dopo il Golden Globe assegnatole per Elle un mese fa come Miglior attrice Protagonista in un Film Drammatico, la Huppert non bissi la vittoria anche con l’agognata statuetta. Un po’ lo dice la statistica (in dieci anni solo un paio di volte Golden e Oscar non sono stati sovrapposti); e un po’ lo conferma l’insistenza con cui la performance psicofisica in Elle, della 63enne ossuta e risoluta signora che nasconde in ogni suo personaggio un animo torbido e incandescente, risulti presente nonostante la nazionalità “straniera” di film e attrice, in mezzo ad un buon numero di esempi di attrici statunitensi che non sfigurerebbero con l’Oscar in mano la notte del prossimo 26 febbraio.

Dall’altro lato c’è la favorita ufficiale, quella Emma Stone data per vincente in una partita secca tra le cinque attrici, nonostante il “suo” Golden Globe (Miglior attrice in una commedia) sia il cosiddetto Globe “minore” rispetto a quello per il film drammatico vinto dalla Huppert. Anche se in una partita di giro delle tante caselline dell’Oscar che vedono La La Land favorito nel suo complesso (come abbiamo spiegato qui) sia la Stone che Gosling rischiano di essere i sacrificati del pacchetto Chazelle in una serata che tenderà inevitabilmente ad una compensazione e redistribuzione delle statuette anche solo rispetto alla polemica dell’anno passato degli #Oscarsowhite.