La riforma dell’ente nazionale di previdenza dei giornalisti (Inpgi) è stata approvata dal ministero del Lavoro, di concerto con quello dell’Economia. Condividendo “sul piano sostanziale” l’impianto del provvedimento varato dal consiglio di amministrazione il 28 settembre 2016, i ministeri “hanno dato il via libera agli interventi correttivi del regime previdenziale dell’ente, deliberati per garantire la sostenibilità della gestione nel medio-lungo periodo” alla luce degli allarmi lanciati a più riprese dalla Corte dei Conti.

Tra le misure principali c’è la modifica dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia che vede incrementare progressivamente nel triennio 2017-2019 l’età anagrafica richiesta, fino ad elevarla a regime a 66 anni e 7 mesi come per gli iscritti all’Inps. C’è poi la modifica dei requisiti di accesso alla pensione d’anzianità, che prevede un progressivo innalzamento dell’anzianità contributiva fino ad arrivare nel 2019 a 40 di contribuzione con 62 anni di età. Viene inoltre introdotto il sistema di calcolo contributivo per le contribuzioni successive all’1 gennaio 2017.

Approvata l’introduzione di un contributo di solidarietà da applicare, in via temporanea e per la durata di 3 anni, a tutti i trattamenti di pensione erogati dall’Inpgi con importo pari o superiore a 38mila euro lordi annui, con percentuali crescenti in base alle diverse fasce reddituali. Da 38 mila a 56.999 euro lordi il prelievo forzoso sarà dell’1%, da 57mila a 74.999 euro lordi del 2%, da 75mila a 109.999 euro lordi del 5%, da 110mila a 149.999 euro lordi del 10%, da 150mila a 199.999 euro lordi del 15%. La misura costituisce “in adesione ai criteri esposti in proposito dalla Corte Costituzionale, una efficace attuazione del principio di equità intergenerazionale“, secondo i ministeri.