Christian Bugatti in arte Bugo non finisce mai di divertirci. Più ascolti i suoi dischi (l’ultimo Nessuna scala da salire è di pochi mesi fa e tra pochi giorni, il 25 febbraio, ci sarà la data di Firenze ndr) e più capisci che la musica è una cosa seria. Più chiacchieri con lui e più comprendi che la vita non va perduta tristemente dietro mode effimere del momento. Vuoi che siano idoli di facile consumo o tradizionali eventi canori Bugo se la ride e commenta a ruota libera, magari usando i social a cui ha detto addio (forse) nemmeno quindici giorni fa.

Stamattina sulla tua pagina Facebook c’era un post con un breve post scriptum che faceva così “Gabbani m…”, ma poi l’hai tolto…
“Con la ragazza che segue i social per me non teniamo tutto visibile. Se scrivo ‘oggi c’è il sole’ non deve rimanere lì due anni. Comunque non nascondo nulla: ora non c’è più, ma era una risposta a chi mi aveva chiesto un mio parere su Gabbani. Il post non riguardava lui. Non seguo Sanremo, ma alcuni fan mi hanno chiesto cosa ne pensavo del pezzo che ha vinto. Sono andato a vederlo, l’ho ascoltato e poi ho commentato. Tutto qui”.

Il festival di Sanremo non ti interessa?
“Perché interessa qualcuno?”

Musicalmente non c’è nulla di buono nell’ultima edizione?
“Con voi posso permettermi di dire tutto ciò che penso. Non sono un ruffiano e lo sapete. Per me l’ultimo Sanremo da ascoltare è quello che ha fatto Vasco Rossi nel 1983. Qualcuno così dirompente da lì in avanti non lo vedo. Per me Gabbani è come se fosse Povia. Com’è che diceva? ‘Gli uccellini fanno oh’? Questione di gusti”.

Non ti è mai capitato di esserti svegliato una mattina e aver pensato di andare a Sanremo?
“In realtà se mi chiamano per andare vado. Le dinamiche non sono solo quella di Carlo Conti che ti chiama e vai. E’ tutto più complesso. Sono stato dieci anni con Universal e Carosello. Quando firmai nel 2002 per Universal il mitico presidente Piero La Falce mi disse ‘andiamo a Sanremo’. Io dissi di sì e proposi il pezzo Io mi rompo i coglioni. Questo era sì dirompente. Forse nel peggiore dei modi (ride, ndr). Solo che ad inizio 2003 non so per quali motivi La Falce lasciò Universal. La seconda volta accadde nel 2007. La Universal aveva sentito la mia nuova canzone, Nel giro giusto. Solo che loro avevano in mente di vedermi in duetto a Sanremo”.

Con chi?
“Ma che ne so. Loro l’hanno sparata. Ma non mi andava di presentarmi in duetto per la prima volta al Festival”.

Primi anni settanta era di regola, stessa canzone due interpreti diversi…
“Qui parliamo di duetto, due sul palco insieme con lo stesso brano. Io però ho dei punti di riferimento e allora dico, ma secondo voi Vasco o Celentano vanno a fare un duetto a Sanremo? Neanche Tenco, uno dei miei eroi. Ci andò con Dalida sì, ma con lo stesso pezzo cantato uno di seguito all’altro. Comunque se ho il pezzone ci vado. Poi magari qualcuno scriverà “Bugo merda”. (ride, ndr) Funziona così però”.

Sui social tutti si credono liberi ma tu hai sempre detto che non lo è nessuno…
“Non lo siamo nemmeno nella vita. La libertà anche in un paese completamente libero è una chimera. Poi c’è l’illusione che social e nuove tecnologie ci rendano liberi, ma per me è una fandonia. Poi ovvio che io uso ogni tanto Facebook. Le sparo cose grosse. Per fare rumore. Per questo servono i social. Se scrivo che fuori c’è il sole non frega a nessuno. Cerco di essere libero per vivere meglio. Veramente se uno mi chiede cos’è la libertà, per me è come dire cos’è dio, o cos’è la felicità. A tutti rispondo ‘Boh’.

Quanto ti sei trasferito in India per tre anni hai cercato la libertà? Dio? O la felicità?
“Mica sono scappato dall’Italia. Andai là sei anni fa, e tre anni dopo sono tornato quando è uscito il mio disco del 2011, Nuovi rimedi per la miopia, assieme a mia moglie. Non ero andato in India come fece George Harrison. L’India è un ambiente così diverso in tutto da quello che facciamo noi che lo definirei destabilizzante, ma dico nel modo migliore, proprio se riesci a farti trainare da quel flusso. Se invece quel flusso vuoi cambiarlo è impossibile. E’ stato al contempo difficile e divertente. Tra l’altro se andavo a vivere a Berlino facevo ridere. Perché è come vivere a Milano”.

Sembra la sintesi del testo di Occidentali’s karma…
“Ma no dai poverino. Magari Gabbani ha fatto un pezzo leggero e lo stanno pompando a mille…”

Sempre su Facebook un giorno hai scritto che i rapper non ti piacciono: ti riferivi a J-Ax e Fedez?
“No, ce l’avevo un po’ con tutti. Non mi piace nulla di quello che fanno: i testi, la musica, il messaggio che danno al mondo e ai ragazzi. Chi se ne frega dei comunisti col Rolex. Per me la vita è un’altra cosa: sono le aspirazioni, i sogni, non le cazzatine dei Rolex. I rapper mi fanno un po’ ridere. Sono dei clown vestiti con quella roba lì, si mettono una divisa, si mandano a cagare per gioco. Mi sembrano scontri mezzi finti. Musicalmente non mi convincono. E te lo dice uno del ’73 che da ragazzo andava pezzo per i Beastie Boys”.

Hai anche scritto che non ti piacciono nemmeno i jazzisti…
“Charlie Parker, Thelonius Monk, Charles Mingus non sono jazz perché semplicemente lo trascendono. Mi riferivo invece alla boria di questi musicisti di oggi che studiano dodici anni e imparano quattro note, e se la menano. Allora ogni tanto mi va di pizzicarli”

E’ stato difficile per te imparare i rudimenti della musica?
“Io l’ho imparata alla vecchia. Quando ho iniziato sentivo i dischi e mi mettevo lì con la chitarra. Poi quando ho sentito che John Lennon e i Rolling Stones hanno imparato così ho detto ‘sono a posto’. Quando qualcuno mi chiede come deve fare per suonare la chitarra, gli dico ‘mettiti lì, prendi due accordi, mi, mi maggiore, si minore poi impari’ ”.

Ultimamente il tuo mito Vasco non fa cose grandiose…
“Cosa deve fare, ritirarsi? Ammetto che l’ultimo tour con tutta quella roba metal mi fa schifo. Ma anche lui trascende come personaggio i generi. Non è che tutti i dischi di Celentano mi piacciono o che tutti i dischi di B. B. King sono come i primi. Anch’io non ho più l’irruenza dei 25 anni. Basta seguire l’ispirazione della propria età”.

Ti ci vedi sul palco a suonare a 60 anni come Vasco?
“Sì, anche se sarò in sedia a rotelle. Il palco è l’obiettivo di tutto quello che faccio. Scrittura, incisione, facebook , cazzate varie, è tutto un giochino che porta al palco per cantare. Vivo per arrivare lì. Lì mi trovo bene, nel mondo faccio un po’ più fatica.

Ad ogni modo addio Facebook per Bugo…
“Guarda, venti giorni fa mi ero rotto le scatole e non ne potevo più. Ma magari se una mattina mi alzo e penso di essere più bello di Jovanotti state sicuri che lo scrivo”.