“Sporco negro, vai a raccogliere le banane”. L’insulto razzista è arrivato domenica, a metà ripresa di Dolo-Vedelago, campionato di Promozione veneta, dalla tribuna dei tifosi di casa. Obiettivo dell’invettiva è Gansane, calciatore africano nato nel 1998, finito a terra dopo uno scontro di gioco. Un insulto come i tanti, troppi che si ascoltano ogni settimana sui campi di calcio italiani. Questa volta, però, l’epilogo è molto diverso e potrebbe rappresentare un precedente che fa ben sperare. Il motivo è molto semplice. Una volta venuto a conoscenza dell’accaduto, un dirigente della società di casa (Alessandro Coletto, consigliere del direttivo della compagine veneziana) non solo ha preso le difese del giocatore del Vedelago (“Non ammetto che si verifichino episodi del genere – ha detto – questa società si dissocia nella maniera più assoluta”), ma è passato dalle parole ai fatti.

Ha fatto rintracciare il tifoso razzista, gli ha restituito i soldi pagati per acquistare il biglietto per la partita e lo ha cacciato dallo stadio. Nel calcio italiano non era mai accaduto prima. “Voglio che il messaggio sia chiaro – ha detto Alessandro Coletto – piuttosto pago io gli otto euro del biglietto pur di tenere fuori dal nostro campo sportivo i razzisti”. Per la cronaca, sul campo la gara si è conclusa con gli ospiti trevigiani che hanno vinto in trasferta con il risultato di 2 a 1. Il gol più bello, però, lo ha messo a segno la società di casa. Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro della Giustizia, Andrea Orlando. Nel corso di una telefonata, il Guardasigilli si è congratulato con il dirigente del Dolo per “il bellissimo segnale che ha lanciato. E’ un gesto purtroppo non frequente – ha detto Orlando – ed è esattamente la risposta che si deve dare contro questi fenomeni. Conti pure sul mio sostegno”.

Anche dal presidente della Lega Dilettanti, Cosimo Sibilia, è arrivata una dura condanna dell’episodio: “Il razzismo è un fenomeno che non appartiene al nostro mondo e la reazione di Coletto dimostra che i nostri dirigenti hanno chiara quale sia la loro missione: vigilare contro l’intolleranza“.