Nel 2007, quando si mise in moto il meccanismo che portò alla nascita del Pd sotto la guida di Walter Veltroni, si accelerò anche dall’altra parte: Silvio Berlusconi fece il predellino e nacque il partito unico di centrodestra, il Pdl. Dieci anni dopo l’esplosione del Pd, con la quasi scissione dell’ala sinistra del partito, avrà effetti anche sul centrodestra? Sicuramente sì, ma se da una parte si esulta e si guarda alla scissione piddina come a una maggiore opportunità di vittoria per l’eventuale coalizione di centrodestra, dall’altra per qualcuno potrebbe essere addirittura controproducente.

Ma andiamo con ordine. Partendo da Forza Italia. Dove si guarda alla frantumazione del Pd con rinnovato ottimismo nel segno dell’unità del centrodestra. “Dal punto di vista prettamente politico, di fronte ai problemi che sta vivendo il Paese la frammentazione del Pd è devastante: danno l’idea di pensare ai loro guai interni e non alle difficoltà dei cittadini. Sotto questo aspetto, se il centrodestra riesce a restare unito, sarà un grande vantaggio e gli italiani ci premieranno”, osserva il capogruppo forzista in Senato, Paolo Romani. “Del resto”, aggiunge, “se il Pd perde il 6-8% dei voti e scende al 21-22%, per noi è un’occasione straordinaria da cogliere al volo e ci spinge ancor di più a lavorare per l’unità del centrodestra”. Secondo Romani è chiaro che ora “Renzi vorrà andare al voto in autunno e farà di tutto per mantenere il premio alla lista anziché alla coalizione, ma a quel punto il rischio è che vincano davvero i 5 Stelle”. Insomma, dalle parti di Forza Italia il divorzio piddino mette benzina nel motore dell’unità, perché “se restiamo uniti possiamo vincere”. “Abbiamo anime diverse, ma Berlusconi ora più che mai lavora a un centrodestra unito, perché siamo noi gli unici a poter dare risposte al Paese, non certo il Pd in frantumi”, osserva il capogruppo alla Camera, Renato Brunetta.

All’interno del partito azzurro, però, c’è anche chi intravede un altro orizzonte: un Pd targato Renzi, senza più i ricatti della sinistra, può essere più appetibile per un’alleanza post voto con Forza Italia. Un Nazareno 2 senza Bersani a rompere le scatole. “Credo che un’alleanza del genere non sia nel novero delle cose possibili, anche perché non credo che Fi e Pd avrebbero i numeri per governare da soli”, taglia corto Romani. Ma l’ipotesi, per le altre forze del centrodestra, è reale. “Io guardo alla scissione con grande diffidenza perché potrebbe essere un vantaggio per quelli che, in Forza Italia, vogliono allearsi con Renzi dopo le elezioni. Un Pd renziano orfano di Bersani per Berlusconi è molto più appetibile, è una sirena che potrebbe richiamare tutti i centristi: Alfano, Verdini, ma anche Berlusconi”, spiega il leghista Gianluca Pini. Che aggiunge: “Se il leader di Fi guarda a Renzi per un futuro governo del Paese, non potrà che gioire per questa scissione. Che non va a vantaggio del centrodestra, ma semmai, al contrario, dell’inciucio e di un nuovo Nazareno. Specialmente se si andrà alle elezioni col sistema proporzionale, che non obbliga i partiti a stringere alleanze prima del voto”, continua l’esponente della Lega. Insomma, dalle parti del Carroccio non si esulta.

Per Fratelli d’Italia, invece, il divorzio a sinistra favorirà una maggiore chiarezza nel centrodestra. “Finalmente Berlusconi sarà costretto a scoprire le sue carte e dire cosa vuole fare: se pensa a un accordo futuro con Renzi oppure se vuole seriamente lavorare a costruire una nuova alleanza di centrodestra che possa candidarsi a governare il Paese”, sostiene Fabio Rampelli di Fdi. Tra l’altro, proprio da quelle parti, lo scorso week end ha visto la nascita di una nuova formazione, il polo sovranista di Gianni Alemanno e Francesco Storace. “Una sinistra divisa e frammentata per noi è un vantaggio, ma solo se riusciamo mettere in campo un’alleanza per governare, non solo per vincere. A questo punto Berlusconi non ha più alibi e non potrà far più il ‘cavalier tentenna’ come è accaduto alle Comunali a Roma”, aggiunge Rampelli. Per l’esponente di Fratelli d’Italia, il leader di Fi guarderà molto alle elezioni francesi, al derby di centrodestra tra Marine Le Pen e Francois Fillon.

Nel centrodestra, però, si guarda anche a che scissione sarà. “Perché un conto è se vanno via solo D’Alema e Bersani, altro è se ci saranno anche Rossi ed Emiliano”, dice Romani. Una scissione che, secondo Fdi, è figlia anche della legge elettorale, “che obbliga le minoranze dei partiti ad assoggettarsi ai vertici, altrimenti vengono spazzate via e a quel punto sono costrette ad andarsene, come sta avvenendo nel Pd”, conclude Rampelli. Insomma, la scissione del Pd potrebbe essere utile per capire davvero se Berlusconi tornerà a guardare a destra oppure se è ancora infatuato del suo ex alleato Matteo Renzi.