Questa sera alle 21,15, promossa in prima serata, va in onda la seconda puntata del nostro kolossal.

La madre di Franca, Emilia Baldini, era figlia di un ingegnere comunale, aveva cinque sorelle, ed erano tutte bellissime. Maestra elementare, estremamente credente, incontrò alla festa del paese, Bobbio, un giovane con i capelli completamente bianchi. Danzarono per tutta la sera, poi per un anno si scrissero, quindi si sposarono. La famiglia di Emilia si oppose al matrimonio perché il giovane, Domenico Rame, era un autore girovago e a quei tempi le attrici erano considerate al pari delle prostitute. Ma non riuscirono a fermare mia nonna. Franca nasce così in una famiglia che batteva i paesini lombardi con una scassata corriera improvvisando spettacoli. Sale sul palcoscenico a 13 giorni interpretando magistralmente la parte di una principessa neonata. E via via crescendo interpreta tutti i ruoli in drammi e commedie.

I Rame facevano base per settimane in capannoni che mia nonna arredava con i fondali delle scene, creando divisori: stanze con porte finte, finestre dipinte, boschi e castelli. Il nonno di Franca, Pio Rame, aveva scoperto che aveva grande successo come sosia di Garibaldi e girava con la barba e i lunghi capelli bianchi, il poncho e il cappello dell’eroe dei 2 mondi. Domenico Rame, padre di Franca era un tipo molto estroverso che diventò famoso quando un contadino povero gli chiese disperato di parlare al funerale della sua amata mucca. Inizialmente mio nonno si rifiutò ma alla fine le preghiere del pover’uomo lo convinsero. L’orazione funebre per la mucca dagli occhi dolci durò quasi un’ora, commosse alcune centinaia di contadini e le sue parole passarono poi di bocca in bocca. Intanto Franca era disperata perché sua madre le aveva cucito un cappottino con uno scampolo di lana verde da biliardo, comprata a buon prezzo. E Franca non voleva assolutamente andare a scuola così vestita.

A 17 anni la madre la incoraggia a diventare infermiera, mestiere rispettabile che le avrebbe permesso di sposarsi più facilmente.

Ma Franca resta scioccata quando il primario di urologia, non sapendo che lei era appena arrivata, le chiede di aiutarlo a infilare un catetere nel pene di un giovane paziente reggendo il membro. Franca è completamente ignara delle questioni del sesso e afferra il pisello con mani tremanti. Il giovane, forse anche abbagliato dall’avvenenza della fanciulla, non riesce ad evitare una subitanea robusta erezione che terrorizza la giovane infermiera che lancia un urlo. Il primario la allontana consigliandole di farsi assegnare a pediatria, così da potersi avvezzare a sessi di minor dimensione. E Franca capisce che quello non è il mestiere che fa per lei. Alla fine decide di seguire la sorella Pia, che a Milano ha iniziato a recitare in compagnie primarie di rivista.

Dario nasce invece da un capostazione e una fantasiosa casalinga.

Pina Rota è una ragazza di Sartirana fidanzata con un giovane ufficiale di fanteria. Ma durante la festa del paese conosce Felice Fo, ferroviere, che è venuto a far visita ai suoi cugini. È amore a prima vista, ma il fidanzato di Pina non la prende bene. Si presenta in casa di lei, estrae la pistola, grida. Alcuni dei fratelli di Pina si buttano sull’aggressore, ne nasce un parapiglia, si sente uno sparo. Per fortuna il proiettile va a vuoto ma la madre di Pina resta talmente scioccata che diventa afona, non recupererà mai la sua voce naturale, parlava con un bisbiglio.

Il padre di Pina era un personaggio particolare. Contadino, girava per i villaggi vendendo la sua verdura con un carretto tirato da un cavallo e per attirare gli acquirenti raccontava gli ultimi fatti di cronaca e pettegolezzi amorosi sugli abitanti del circondario. Dario apprese così i rudimenti del teatro seduto a cassetta sul carro del nonno. E non solo. Il Bristin era un contadino strano, collaborava con un professore dell’Università di Torino e sperimentava innesti diversi sulla stessa pianta che produceva prugne bianche e nere contemporaneamente e aveva imposto a tutti i 9 figli di imparare a suonare uno strumento così che avevano formato una piccola orchestra che si esibiva nelle feste da ballo.

Felice Fo aveva fatto il manovale, era stato ferito tre volte nelle trincee sul Carso, aveva studiato di notte ed era diventato prima ferroviere e poi capostazione; era socialista e attore dilettante.
Pina Fo era entusiasta dei suoi tre figli anche perché un indovino le aveva predetto un futuro di grandi successi per uno di questi.

Quando Dario e Fulvio, 5 e 4 anni, decisero di sperimentare l’ebrezza del paracadute, buttandosi dal secondo piano, aggrappati a un ombrello (che si ruppe istantaneamente) si arrabbiò moltissimo. Li picchiò, poi medicò le sbucciature. Poi però si vantò per l’intraprendenza dei piccoli. Poco tempo dopo, i due scriteriati decisero di attraversare il lago Maggiore a bordo del mastello per i panni. Affondarono a 50 metri dalla riva, furono tratti in salvo da un pescatore, mia nonna gliene diede di santa ragione ma poi raccontò l’episodio con orgoglio. Reagì con meno entusiasmo quando i due decisero di fare gli indiani, legarono la piccolissima sorella Bianca a un albero, accumularono legnetti e poi diedero fuoco. I vicini di casa, attirati dalle grida disperate dell’infante la salvarono

Mio padre a scuola era un disastro, anche perché perdeva tempo a trasformare le A e le O in faccine.

Quando il vescovo di Varese venne ad esaminare i ragazzini che dovevano prendere la prima Comunione chiese a Dario: “Chi è il padre di Gesù?”, lui rispose: “San Giuseppe”. Il vescovo si infuriò e decise che né lui né il fratello (innocente) avrebbero fatto la Comunione il giorno dopo. La nonna Pina, andò su tutte le furie. Era una donna molto determinata: anni dopo si sarebbe trovata a ricucire partigiani feriti in combattimento.

Inoltre aveva comprato per i figli due paia di scarpe bianche di vernice, apposta per la prima comunione. Era stata una spesa notevole per le risicate disponibilità della famiglia. Andò quindi dal prete e gli disse: “Domani mando i miei figli alla Comunione. Te prova a mandarli via!”. Il prete decise che era meglio dimostrarsi comprensivo.