Una soluzione, per una guerra sanguinosa che va avanti da quasi sette anni, non è ancora vicina in Siria. I colloqui di Astana, in Kazakistan, e il processo di pace avviato dalla Russia hanno placato il massacro, ma le trattative restano complicate: “I combattimenti si sono calmati, anche se non terminati, ma più per stanchezza. Difficile che da questo processo si arrivi a una soluzione. Il motivo? Restano gli stessi difetti: il processo di pace russo, l’unico ora possibile, non è inclusivo. Restano fuori probabilmente gli Stati Uniti, di certo i paesi sunniti“, ha spiegato il giornalista Ugo Tranballi, ospite della rassegna “Mediterraneo al Cinema” organizzata dall’Unimed (leggi il programma), in collaborazione con la libreria Fahrenheit 451, la casa editrice Castelvecchi e il Fatto Quotidiano in qualità di media partner. 

Nella cornice del cinema Farnese di Roma, Tranballi ha sottolineato come il destino della Siria possa essere simile a quello avvenuto in Libano: “Sembra paradossale, dato che è stata sempre la Siria a modificare il destino del Libano. Ma un domani la Siria diventerà proprio come il Libano: non sarà smembrata, ma diventerà un paese di cantoni. Con un potere centrale più o meno forte e ogni regione con un suo capo o una setta religiosa che governa“. Sul possibile coinvolgimento di truppe di terra americane in Siria, Traballi non crede che l’avvento di Trump alla Casa Bianca comporterà conseguenze rilevanti: “Ha già cambiato idea diverse volte, rispetto ai suoi annunci slogan. In politica estera, in qualsiasi scacchiere, Trump dovrà fare i conti con la realtà”. Per Assad, invece, Tranballi non vede futuro: “Una parte di regime resterà. Ma il giorno in cui si arriverà a un compromesso, Assad, come simbolo, non credo per decenza possa continuare a essere ancora lì, dopo aver massacrato il suo popolo“.