Poi non ne parliamo più, giuro. Ma a distanza di una settimana dall’uscita degli album di Sanremo, in teoria, toccherebbe fare una sorta di consuntivo. Niente di definitivo, perché solo di una settimana si tratta, ma quantomeno cercare di capire se, almeno nell’immediato, il risultato finale coincide con quello del mercato. Toccherebbe, non tocca, perché, come vedremo a breve, quest’anno la situazione è un po’ diversa dal solito.

Ma andiamo con ordine, innanzitutto concentrandoci, un’ultima volta, proprio su quello che il Festival è stato in sé, a prescindere da quel che poi è accaduto e accadrà nel mondo reale. Si è chiuso il terzo e, per ora, ultimo Festival di Carlo Conti, vinto da Occidentali’s karma di Francesco Gabbani su Fiorella Mannoia e Ermal Meta. Cosa ci dice questa classifica?
Ci sono tre letture possibili. Prima, ha vinto Maria. Entrata di soppiatto all’Ariston, dopo anni in cui i suoi sono stati nostro malgrado protagonisti della kermesse sanremese, la De Filippi ha deciso di metterci la faccia, dando il ritmo al suo programma e gettando le basi per il futuro. Per questo la classifica finale, che pur non vede presenti apparentemente nessuno dei suoi (dicono la Mannoia sarà giudice a Amici, e in tutti i casi le è sicuramente vicina), le è particolarmente congeniale, perché prima l’eliminazione di Gigi D’Alessio, Ron e Al Bano, poi la sconfitta della canzone d’autore alta, si fa per dire, di Fiorella a opera della canzoncina leggera della scimmia che balla sembra davvero l’ultimo passo per la rottamazione di Sanremo. Dall’anno prossimo nessun Big vero verrà in gara, questo sembrerebbe dirci la classifica.

Seconda, ha perso Maria. Proprio quando sembrava che la De Filippi avesse fregato le chiavi di casa a Carlo Conti, vuoi per il ritmo narcolettico del programma tv, vuoi per la massiccia presenza in gara dei suoi, ecco che il Carletto nazionale ha assestato il colpo mortale. Dopo che per mesi si è gridato alla vittoria di Fiorella Mannoia, ecco la mossa da vecchio leone, con lo sguardo puntato su Gabbani, titolare della canzone più radiofonica e decisamente più simpatica della covata. Un sacrificio, quello della Mannoia, che però dimostra come qualcosa di nuovo dal Festival possa sempre uscire, e in questo caso un cantautore già vincitore di Sanremo Giovani, sempre sotto Conti. Nello specifico un incrocio tra Battiato e il Silvestri di Salirò. Il tutto condito da ascolti incredibili, e buona fortuna a chi lo dovrà sostituire l’anno prossimo. Entrambe le letture in questione sottintendono che ci sia qualcosa sotto. Che la giuria di qualità abbia votato scientificamente, forse anche la giuria demoscopica. Teorema suggestivo, ma certo non supportato da fatti.

La terza lettura, infatti, è quella più probabile. Questa. Gabbani ha vinto perché la Mannoia ha perso. Candidata in pectore alla vittoria finale ha peccato di arroganza, giocandosela male, arrivando in finale con due cantautori con la fame di successo, arrivati alle luci della ribalta dopo tanti anni di gavetta. Li ha perso contro la canzone apparentemente più leggera, sconfitta, per dirla crudelmente, dalla scimmia, ma almeno salvata dalla pena di aver perso nello scontro diretto con colui che le ha sfilato di mano il premio della critica. Magari, se avesse portato una canzone meno bruttina, sarebbe andata diversamente.

Passando alle classifiche, invece, c’è da constatare che ha senso guardar solo quella dei singoli, perché di album ne sono usciti pochini, circa la metà rispetto ai partecipanti, e in molti casi si tratta di repackeging. Bene, guardando ai singoli, su iTunes, la classifica finale si rinnova. Primo Gabbani, seconda Mannoia e terzo Meta. Anche il quarto è il medesimo, l’ectoplasmatico Michele Bravi, e l’unica altra artista in Top 10 è Bianca Atzei. Lievemente diversa quella di Spotify. Sempre primo Gabbani, secondo Sergio Sylvestre e la sua Con te, poi a seguire Ermal Meta, Paola Turci, Bianca Atzei. Mannoia non pervenuta.
Ce n’è abbastanza per aprire dibattito, direi.