First world problems: vi piacciono le palme e i banani in piazza Duomo? A Milano non si parla d’altro, così come sulle pagine dei giornali e, figurarsi, sui social network. Ora, beninteso, gli esotici abbellimenti possono piacere oppure no. È questione di gusti personali e “dove c’è gusto non c’è perdenza”. Ma il guaio è che, come spesso accade, dall’opinione all’opinionismo il passo è stato sin troppo breve e da almeno ventiquattro ore siamo bombardati da un dibattito surreale palma sì/palma no.

Surreale perché dai gusti personali si è passati ad analisi strampalate che vanno alla ricerca di significati più o meno reconditi nella scelta di Starbucks (che ha vinto un bando comunale) di piantare palme e banani nel cuore di Milano. A cominciare dall’immancabile Matteo Salvini, che in un tweet ha fatto sapere al mondo come la pensa sull’argomento: “Palme e banani in piazza Duomo? Follia. Mancano sabbia e cammelli, e i clandestini si sentiranno a casa”. E poi, visto che la tradizionale ruspa in questo caso sarebbe poco efficace, via con l’hashtag #motosega e con #starbucksgohome, che fa sempre figo, anti-americano il giusto, local contro global. Perché un frappuccino, signori miei, potrebbe distruggere per sempre le gloriose tradizioni italiche.

I tanti seguaci di Salvini sui social si sono ovviamente scatenati, accostando la scelta di palme e banani a misteriosi intenti di propaganda filo-immigrazione. Perché si sa: oggi una palma, domani una moschea al posto del Duomo, dopodomani la sharia come legge unica del quadrilatero della moda.

Ma l’analisi strampalata sull’immigrazione conseguenza diretta dei palmizi o sull’africanizzazione di quella che i leghisti del web chiamano Milanabad non merita nemmeno di essere approfondita, lontana com’è non solo da un minimo di verosimiglianza ma, peggio ancora, dal buonsenso e soprattutto dalla buona fede. È una “salvinata” e purtroppo ha avuto larga diffusione sui social (la qual cosa merita una riflessione più ampia e in altra sede).

Torniamo alle palme e ai banani. Sono davvero così brutti? Stridono davvero così tanto con piazza Duomo? Poche ore dopo l’inizio della polemica sui social, l’account twitter del Comune di Milano ha pubblicato una foto di piazza Duomo di oltre un secolo fa, facendo notare come già allora ci fossero delle palme ad abbellire il cuore della città. Anche si trattasse di una novità assoluta, la polemica suonerebbe comunque esagerata. Non per benaltrismo, per carità, perché peggio di chi si indigna sulle palme c’è solo chi si indigna su chi si indigna. Ma il problema vero qual è? È strumentalizzazione politica? È rigurgito no global fuori tempo massimo con una polemica usata ad hoc per contrastare Starbucks e il suo sin troppo atteso arrivo in Italia (proprio a Milano nel 2018)? Il problema, dunque, è l’estetica della palma, le scelte del sindaco Sala o il rischio Frappuccino che incombe sull’autarchico espresso?

In fondo basterebbe fare un giro in piazza Duomo per rendersi conto di persona che palme e banani hanno un senso, che sono persino gradevoli alla vista proprio perché contrastano così nettamente con il gotico del Duomo e lo stile neorinascimentale della Galleria Vittorio Emanuele II. E poi, anche per dare il giusto peso alle cose, trattasi di piante, di un abbellimento temporaneo, la cui presenza non è e non può essere eterna. Non si è costruito un ecomostro all’ombra della Madonnina, non si è deturpato per sempre il decoro della piazza. Si è tentato, seguendo un progetto che ha regolarmente vinto un bando, di rendere piazza Duomo diversa, particolare, originale. De gustibus, ovviamente, ma basta con le castronerie pseudopolitiche, con le interpretazioni mondialiste, con le letture complottarde su un fantomatico disegno diabolico filo-immigrazione. La piega che ha preso il dibattito su palme e banani in piazza Duomo dimostra, ancora una volta, quanto provinciale può essere l’opinione pubblica italiana e quanti danni può provocare la strumentalizzazione politica anche su temi all’apparenza sciocchi e di scarsa importanza.

Sala resista e non ceda agli strilli sguaiati degli aizzatori di popolino. Le palme e i banani devono restare lì, anche perché tra poco più di un anno vogliamo goderci, alla loro esotica ombra, un Caramel Macchiato fumante. Alla faccia di Salvini, ovviamente.