di Sara Cariglia

“Le idee sono il motore dell’economia e come tali devono essere pagate”. Lo dice Pasquale Diaferia, creative chairman, e autore di famose pubblicità: da Tim a Omnitel, da Barilla a La Rinascente (solo per citarne alcune) e ideatore insieme a Patrizia Pfenninger della campagna #leideesipagano. Una denuncia social che vuole ridare valore alle idee, diventata virale forse perché a farle da testimonial non è una persona ma una scultura che riproduce la parola “Idea” con banconote da 100 euro, per un ammontare di 10mila euro.

E chi meglio di lui, che ha saputo trasformare il proprio talento in passione creativa, poteva essere chiamato in cattedra, sabato 18 febbraio, a Napoli, in brigata con la Pfenninger e Alessandro Cecchi Paone, in occasione della cerimonia di apertura dell’anno accademico dell’Italian University of art and design, per un faccia a faccia con il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli? E per dire cosa? Di sicuro che in Italia l’unica moneta con la quale la maggior parte dei creativi è costretta a batter cassa non si chiama euro ma “a titolo gratuito”.

Quindi, che l’appuntamento in programma il 18 febbraio sia un attacco frontale alla ministra dell’Istruzione? Ovviamente sì. Attacco avvalorato da motivazioni più che legittime a detta del pubblicitario. Proprio giovedì scorso, Angelo Diario, consigliere dell’Assemblea Capitolina, ha pubblicato sulla propria pagina Facebook un post “AAA cercasi grafico volontario”, un grafico che potesse lavorare gratis per il sito istituzionale. Un messaggio che ha sollevato sui social una cortina mediatica non indifferente. Screenshot talmente vero e ufficiale che il giorno dopo, Diario, sul montare delle polemiche, crocifisso letteralmente dalla stampa, ha fatto sparire, pubblicando un secondo post con le sue scuse, dicendo che non era sua intenzione offendere nessuno. Diaferia, sentendosi toccato sul vivo non ha esitato a rispondere per le rime al consigliere romano: “Allora vieni tu a tagliare l’erba gratis nel mio giardino?”.

Il pubblicitario varesino, calca la mano anche in merito alla bufera mediatica che si scatenò a settembre intorno al Fertility day. Quella che coinvolse la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, che liquidò la questione del lancio della nota campagna d’informazione sulla fertilità tacciata di razzismo, con un “se la campagna non vi piace vorrà dire che la cambieremo; anzi che la cambino gratis le associazioni che stanno spiegandomi quello che devo fare, perché noi non abbiamo soldi” ricorda il creativo. Ed è proprio questa l’anteprima del dibattito con cui Diaferia, sabato, si presenterà al cospetto della Fedeli.

Ma quanto vale un’idea? “Nel nostro Paese vale 81 miliardi di fatturato annui, il 6 per cento del Pil (dati Unioncamere 2015) – continua il pubblicitario – La pubblica amministrazione così come sta cercando di incentivare il turismo che genera l’11 di Pil, dovrebbe cercare di valorizzare anche quel 6 per cento di creativi. In fin dei conti siamo in due milioni!”.

Insomma, in un’Italia che sembra essere tormentata da un problema di cultura politica la domanda che sorge spontanea è: se la cultura politica in un Paese non esiste, il Paese come può crescere? “Semplicemente non cresce –assicura il creativo – Soprattutto perché a monte bisogna formare creativi insostituibili e non omologati come sta facendo l’attuale sistema scolastico con il progetto di alternanza scuola lavoro che prevede azioni ripetitive”. Progetto quest’ultimo che a parere dell’esperto non fa altro che creare disadattati: “Nel giro di dieci anni questi lavori meccanici verranno eseguiti da un robot, un non-human”.

In conclusione: “Perché insegnare ai ragazzi dei mestieri che nel giro di breve tempo verranno svolti da macchine? Le scuole, fin dalle elementari, dovrebbero avere il compito di formare creativi e non soldatini con collettini bianchi”.

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