Sono la vera ossessione di Renzi: una quantità di nomine che il governo si appresta a fare ad aprile e che riguardano settori importanti della politica affaristica italiana. Nessuno ne parla, ma sono la vera merce di scambio che Renzi possiede per tentare di rimettersi in sella al Pd da conducente. Tutto il resto appare scontato. Le liste con i nominati e i goffi tentativi di salvare un Pd ormai morto e sepolto per mano del renzismo.

Parafrasando Francesco Guccini potremmo dire: “Il Pd è morto…nei campi e sulle strade il Pd è morto…”. Di lui resta la squallida play station sulla quale resteranno a indugiare i mattei cercando scenari virtuali e conteggi da fantacalcio. Il Pd è morto il giorno dopo che sono state pronunciate le parole “liberi tutti”. La sensazione è di tutta evidenza nei territori e nelle sedi con le bandiere non ancora ammainate, con le serrature che cambieranno ed i renziani che cercheranno dopo le amministrative di liberarsi dello stesso simbolo che hanno difeso solo per scaricare sulla sinistra la colpa della scissione.

Da Palermo a Padova, i candidati sindaci delle coalizioni di centrosinistra che si formano già da tempo impongono che il simbolo del Pd non compaia nelle coalizioni che si formano. Non era mai successo, ma ormai tutti hanno capito che il Pd non vince, anzi carica a mille la forza degli avversari. Quella che tutti chiamano “scissione” è una naturale evoluzione della politica italiana. Il Pd nacque come riflesso dei democratici in America ed oggi muore con essi. Obama è lontano e scomparso e il clintonismo che liberò le banche d’affari è morto e sepolto. Liberi tutti e che rinasca la sinistra unita in grado di sconfiggere la destra. Lo scontro è tra avversari inediti: decarbonizzatori contro lobbisti di carbone e di petrolio, trivellatori contro custodi delle dune, finanzieri contro artigiani e manifatturieri, velocisti di borsa contro maratoneti dello slow food.

Dov’è la sinistra? Come ritrovarla tra global e glocal? Ha ragione D’Alema, ci vuole una vera costituente, che davvero rimetta al centro chi non conta nulla e non perda tempo a contare numeri oggi del tutto insignificanti. Una sinistra che aiuti e collabori con i pentastellati a compiere il gesto più significativo ed il vero successo di cui oggi c’è bisogno: evitare che la rabbia civica si scateni incontrollata e si riversi devastante e distruttiva su tutto e tutti. Allora la scissione, sarà vissuta come un momento alto di ripartenza. Il Pd non contiene la rabbia, provoca la rabbia: nei campi, nei quartieri, nei call center, nelle scuole. Non incanala la critica ma la alimenta infuocando le coscienze con bugie, mistificazioni, annunci, mance, sguardi ai ristoranti pieni.

Oggi c’è bisogno di chi va a guardare nelle mense, nei pressi dei cassonetti, nelle code al freddo alle 4 di mattina del giorno prima di riscuotere la pensione, a quelle lunghissime di chi deve riscuotere un sussidio del Comune. Qui da noi, non in Grecia! Il Pd si è votato all’indifferenza troppo preso dalla play station e dai simulatori dei social. Ma chi può, vada a guardare nelle lacrime di tantissimi padri e madri che sperano e pregano per un reddito di sopravvivenza, negli occhi dei nostri giovani in un treno di pendolari, in un cup dove si attende la data per una risonanza. Il Pd con le sue cene da mille euro, con gli abiti griffati, le battute facili, non interessa più, se non a quel popolo di politici che campa di politica con incarichi, presenze varie in sottogoverni, gettoni e quant’altro riguarda circa un milione di italiani. Serve qualcosa che abbia quel profumo di buono, quella voglia di ricominciare, quell’acutezza nell’analisi e ingegno nella prassi, che solo una Comunità di sinistra può realizzare. Siamo esploratori: coraggio!