Liberi tutti: quest’anno nessuna multa per i partiti politici che non hanno ancora presentato i rendiconti relativi agli anni 2013, 2014 e 2015 alla commissione per la trasparenza e il controllo, istituita dalla legge del 2013 ha che progressivamente eliminato il finanziamento pubblico. Un emendamento approvato in commissione Affari costituzionali del Senato durante l’esame del decreto Milleproroghe proroga infatti il termine ultimo per l’invio dei documenti dal 15 giugno al 31 dicembre 2017. Sventato così il rischio, per i partiti, di dover sborsare 200mila euro di sanzione amministrativa, come previsto da una norma inserita a sua volta nel Milleproroghe dello scorso anno attraverso un emendamento del Pd.

La decisione di prevedere una multa a carico delle formazioni politiche i cui rappresentanti legali o tesorieri “non ottemperano all’obbligo di trasmissione degli atti” che certificano la regolarità dei bilanci “nei termini previsti, o in quelli eventualmente prorogati da norme di legge” aveva suscitato le proteste del Movimento 5 Stelle, secondo cui la norma li penalizzava perché avrebbero dovuto pagare una sanzione per il solo fatto di non essersi iscritti al Registro dei partiti. Ma non iscriversi, avevano fatto notare i deputati M5S, era l’unico modo per non ricevere finanziamenti pubblici, che come è noto il movimento di Beppe Grillo ha sempre rifiutato così come ora non partecipa al riparto del 2 per mille.

La nuova sanatoria arriva dopo che, nel 2015, la legge Boccadutri ha consentito ai partiti di ottenere i finanziamenti per l’anno 2013 anche senza il via libera ai rendiconti da parte della commissione per il controllo, che aveva fatto sapere ai presidenti di Camera e Senato di non essere in grado di svolgere le verifiche a causa della carenza di
personale.

La scorsa settimana, attraverso un emendamento firmato dall’ex tesoriere Ds Ugo Sposetti, anche i partiti defunti hanno incassato una nuova concessione: i dipendenti di Ds, Pdl e delle altre formazioni non più attive potranno godere per altri 12 mesi della cassa integrazione straordinaria, nonostante la legge prevedesse che avessero diritto all’ammortizzatore solo per un anno.