Michele Buoninconti è stato condannato a 30 anni nel processo d’appello per l’omicidio della moglie Elena Ceste. Si tratta di una conferma perché all’ex vigile del fuoco era stata inflitta la stessa pena in primo grado. Il procuratore generale, Laura Deodato, durante la requisitoria aveva chiesto la conferma del verdetto del Tribunale, mentre la difesa si è spinta anche a ipotizzare il suicidio.

Lasciando l’aula, i difensori di Buoninconti sono tornati a criticare la scelta, operata dai loro predecessori, del rito abbreviato, che non ha permesso di svolgere ulteriori approfondimenti “penalizzando l’imputato. Su quanto è accaduto – hanno ribadito – si possono fare solo delle ipotesi. Non è possibile dire come, quando, dove e in che modo Elena Ceste è stata uccisa. E non si può nemmeno dire se sia stato un delitto premeditato, volontario, di impeto o di altro. A nostro avviso non si è trattato nemmeno di un omicidio“.

I giudici hanno disposto il sequestro conservativo del patrimonio dell’imputato. “Si tratta – spiega l’avvocato di parte civile, Debora Abate Zaro – di conti correnti e di un terzo della casa. Siamo soddisfatti. Questo garantisce un futuro ai figli”. I legali di Buoninconti annunciano già ricorso. Secondo l’avvocato Enrico Scolari l’imputato è “sereno e tranquillo”. “Leggeremo le motivazioni – ha annunciato il legale – e ricorreremo in Cassazione. In questo processo abbiamo riversato una quantità di elementi, fra consulenze tecniche e documentazione varia, che sono di tutt’altro segno rispetto alle conclusioni cui sono arrivati i giudici. Per questo vedremo come hanno valutato gli indizi e poi, con ogni probabilità, impugneremo la sentenza”. “Michele Buoninconti è sostenuto da una salda fede religiosa. Ed è convinto che esiste un giudice che gli darà ragione” ha spiegato l’avvocato Giuseppe Marazzita – Vorrebbe riabbracciare i figli ma il pensiero che i ragazzi credano che abbia ucciso la mamma lo addolora”. In aula c’erano anche i genitori della vittima che sono stati presenti a tutte le udienze.