Podemos rimane duro e puro. Il risultato del voto online dell’11 febbraio al Congresso di Vistalegre II, a Madrid, segna la nuova e radicale linea politica voluta dagli iscritti al partito nato dal movimento degli Indignados spagnoli. L’intransigenza di sinistra del leader Pablo Iglesias ha trionfato sul pragmatismo più moderato del suo ormai ex vice Íñigo Errejón. La lotta all’establishment e ai partiti tradizionali ha vinto sulle ipotesi di alleanza con il Partito Socialista (Psoe), l’imprescindibilità dei principi del socialismo democratico contro la necessità di partecipare alla politica di governo. Gli iscritti hanno frenato la scalata dell’ex numero due e hanno spianato la strada per la svolta a sinistra del sempre più leader Iglesias.

Fallisce la scalata di Errejón. Iglesias lo liquida e radicalizza il partito
I 155mila votanti online sui 455 mila aventi diritto, secondo il censimento di Podemos, hanno decretato la fine del tira e molla degli ultimi mesi tra le due principali figure del partito. Lotta che rischiava di creare una dolorosa frattura interna. Iglesias, però, si è preso tutto: rimane a capo della segreteria generale con l’89% delle preferenze, si è visto approvare il programma politico “Podemos Para Todas” e, soprattutto, ha ottenuto la maggioranza assoluta del Consiglio con 37 seggi su 62, contro i 23 della lista di Errejón e i due di quella anticapitalista. Tradotto: El Coleta si lascia alle spalle la resistenza del moderato Errejón e vira a sinistra, rafforzando il legame con gli alleati di Izquierda Unida.

Una linea, quella di Iglesias, che sembra portare i suoi frutti, visti gli ultimi dati sui consensi elettorali. Secondo i numeri diffusi da El Pais, dopo un leggero calo post elettorale che aveva portato le percentuali di Podemos sotto la soglia del 20%, dato inferiore al 21,1 ottenuto alle elezioni di giugno, a febbraio il partito registra una ripresa fino al 21,7%. Con questi numeri, Podemos si conferma il secondo partito spagnolo dopo i Popolari di Mariano Rajoy.

Nessun patto con l’establishment, meglio il populismo di sinistra
Rimanere fedele alla linea è una strategia che ha portato i suoi frutti. Indicativo dei sentimenti degli iscritti è anche il risultato ottenuto dalla corrente più estremista e intransigente del partito, gli anticapitalistas, che per la prima volta ha ottenuto due seggi in Consiglio. Segno che l’apertura di Errejón a un’alleanza con il Psoe per poter salire al governo non è stata particolarmente apprezzata dalla base.

La netta spaccatura tra le due liste più importanti risultava evidente anche dai programmi. Quello di Iglesias manteneva le posizioni originarie di totale contrapposizione delle fasce medie e popolari della popolazione all’establishment e ai partiti tradizionali. Una distanza che, agli occhi del numero uno di Podemos, è destinata ad allargarsi sempre di più, come dimostrerebbero i recenti risultati elettorali in Europa e negli Stati Uniti. Invece del nazionalpopulismo di Marine Le Pen, Geert Wilders, Matteo Salvini o Viktor Orbán, però, Iglesias punta a un populismo di sinistra, antiliberale, che si schiera con le classi popolari proponendo, tra le altre cose, un nuovo controllo statale della finanza e di alcuni settori produttivi, maggiore sostegno alle piccole e medie imprese e l’avvio di un processo di reindustrializzazione del Paese. Tutto senza tradire l’ideologia socialista che ha portato all’alleanza con il movimento di estrema sinistra Izquierda Unida, con a capo Alberto Garzón.

Una stretta di mano che, già a suo tempo, non piacque all’allora numero due di Podemos, Errejón, che puntava invece a portare il partito al governo, anche a costo di un’alleanza con il Psoe in funzione anti-Popolari. Nella testa di Errejón, l’unico modo per dare una svolta decisiva al partito era quella di metterlo alla guida del Paese, anche se questo voleva dire spostarlo verso il centro, dover stringere la mano ai rappresentanti di quella politica tradizionale, di quell’establishment contro cui gli Indignados, prima, e Podemos, poi, si sono schierati. Una posizione, quella di Errejón, che confligge non solo con l’idea di un partito di sinistra puro nel panorama politico spagnolo, ma anche con la contrapposizione originaria tra élite e classi popolari.

Podemos di Iglesias si oppone alla politica tradizionale rimanendo legato agli ideali di una sinistra che si rifà al socialismo democratico. Il partito sognato da Errejón, invece, avrebbe riaperto le porte a un gruppo eterogeneo di sostenitori che, proprio per questo motivo, media tra le diverse realtà pur di governare. Una contaminazione degli ideali originari che Iglesias non poteva tollerare e che gli iscritti hanno deciso di bocciare.

Twitter: @GianniRosini