Quando Francesco Gabbani è salito sul palco per la prima esibizione di Sanremo 2017 molti telespettatori pare abbiano chiamato in Rai chiedendo che ci facesse Paolo Ruffini in gara tra i big. Potenza della (im)popolarità e dell’assortimento da truppe cammellate sanremesi, con un cognome che non aiuta e che ricorda i babbani di Harry Potter, Gabbani, 35 anni da Carrara, è passato in nemmeno 72 ore da un simpatico ragazzone dal bel sorriso confuso tra la folla a vincitore di Sanremo 2017.

Eppure in valigia il carrarese, che usa l’ironia per riflettere sulla società, ha una serie di collaborazioni da fare spavento, oltre ad avere una carriera che risale a quando Elodie andava ancora alle elementari e Giulia Luzi all’asilo. Nei primi anni duemila Gabbani è colonna portante dei Trikobalto, band rock elettronica che si fa conoscere per diversi singoli prodotti nientemeno che dalla Sony-Bmg. In-Contro, poi un paio di trovate in cui possiamo rintracciare anche un po’ di echi lontani della poetica satireggiante di Occidentali’s Karma: una cover di Sarà perché ti amo, con un video creativamente decadente davvero insuperabile, e Scusa c’è Ketto?, tormentoncino non male.

Solo che anche le cose belle finiscono e nel 2009 Gabbani esce dal gruppo. Incide alcuni singoli tra cui Estate e Maledetto Amore, fino a quando nel 2013 Raffaella Carrà registra il suo brano Toy Boy, non proprio un testo memorabile, e nel 2015 pubblica il suo primo disco Greitist Iz con l’indipendente Diy Italia. La sua vena vintage però gli fa sfornare alcune cover davvero encomiabili che si possono rintracciare su Youtube: Vengo anch’io no tu no di Jannacci e Svalutation di Celentano.

La lunga ombra del re degli ignoranti, che del brano ne approva l’arrangiamento ruspante, tornerà poi sul palco di Sanremo 2017 con Susanna, che Gabbani interpreta nella serata delle cover. Celentano, oltretutto, è beneficiario di un altro brano scritto dal cantautore toscano, Il bambino col fucile che appare in Le migliori, l’ultimo album inciso con Mina nemmeno sei mesi fa. Il 2016 vede comunque Gabbani salire sul gradino più alto del podio di Sanremo Giovani, dopo essere stato clamorosamente ripescato, con Amen. Una sorta di lato B di un 45 giri che potrebbe benissimo comprendere Occidentali’s Karma, con questa sua apparente, velatamente dissacrante, elencazione di tutte le ridicolaggini spirituali del distratto e superficiale uomo occidentale. Il 2016 è anche l’anno in cui Gabbani compone i brani del film Poveri ma ricchi di Fausto Brizzi.

Un po’ performer che la butta sull’elasticità del suo corpo danzante in scena, un po’ compositore di notevole livello, Gabbani mescola le carte dell’ironica robustezza dei suoi testi con quelle di una ritmica asfissiante imparata fin da bimbo quando, dicono le sue biografie, suonava a 4 anni la batteria nell’unico negozio di strumenti musicali della sua città posseduto dai genitori (no, non è il  Ray’s Music Exchange dei Blues Brothers). Il prodotto è originale, non è uscito dalle fucine dei talent, e soprattutto siamo di fronte ad uno strano alieno musicale che cita addirittura l’antropologo Desmond Morris, La scimmia nuda, nel ritornello che vince Sanremo. Esagerato.