Cambiare il registro per evitare la deriva autoritaria di un movimento fatto di “Vip televisivi” e di “politici in carriera”. Vittorio Bertola, uno dei primi esponenti grillini, tra i fondatori del meetup a Torino e per cinque anni consigliere del Movimento 5 Stelle al fianco dell’attuale sindaca Chiara Appendino, teme un “ventennio grillista“. Lo scrive in un lungo post sul suo blog, evidenziando alcuni  “segnali preoccupanti” da cambiare: “Se il M5S vuole governare il Paese, è il momento che i suoi eletti e i suoi sostenitori cambino registro – se ne sono capaci”.

La sua riflessione parte dalle reazioni e dai commenti molto violenti letti dopo la vicenda delle polizze vita intestate alla sindaca di Roma Virginia Raggi dal suo capo di gabinetto Salvatore Romeo. Reazioni violente che non hanno risparmiato neanche lui, attivista dissidente verso la nuova direzione cinquestelle, già una volta a rischio espulsione. A dicembre la proposta formulata da alcuni grillini ortodossi venne ritirata e ora lui resta formalmente nel M5s, in cui non milita più per ragioni di lavoro, ma soprattutto perché “non condivido la direzione che ha preso il movimento e non c’è modo di metterla in discussione – ci spiega -, quindi partecipare è inutile”.

Secondo l’ex consigliere “preoccupante non è soltanto lo squadrismo diffuso della base”, ma anche la condotta di eletti e vertici che “non si dissociano mai da questi comportamenti, ma stanno zitti o peggio aizzano la folla contro chi dissente, contro i giornali, contro i giudici”.

Prima, questi atteggiamenti “squadristi” venivano minimizzati: “Dall’interno noi abbiamo sempre, credo a ragione, derubricato la cosa a folklore marginale di pochi idioti”. E questo avveninva anche perché il M5s aveva un’altra attitudine: “Brulicava di partecipazione, di riflessioni sulla democrazia, di assemblee, di decisioni collettive – che, ricorda – bilanciava ampiamente il ruolo e il tono forte dei due capi politici, e il seguito personale carismatico di Beppe Grillo nella pancia del Paese”.

Ora la situazione gli sembra profondamente cambiata. Sulla partecipazione prevalgono le decisioni dei vertici e il ruolo di “Vip televisivi o comunque politici in carriera”: “Nessuna decisione è più presa dal basso; le discussioni avvengono tra eletti, in stanze chiuse, e vengono poi trasformate in propaganda con cui indottrinare la base e l’elettorato, o al massimo in qualche plebiscito online dall’esito già scritto”.

Questo modus operandi diventa più grave nel contesto attuale, fatto di discussioni politiche molto dure, di una crisi economica ancora forte e di una forte frattura sociale, condizioni che Bertola ritiene simili a quelle precedenti al Ventennio fascista: “Ricorda davvero il periodo di cent’anni fa che precedette il fascismo, peggiorato ulteriormente dalla novità della pressione socioculturale dovuta a flussi migratori non gestiti e probabilmente ingestibili”.