Che il 42 per cento dei giovani italiani sogna di fuggire all’estero per sottrarsi ai lavori precari e sottopagati (un giovane su due! Ma aiutiamoli a casa loro!), che tra quelli che restano la disoccupazione ha toccato quota 40,1 per cento (il doppio che nel resto d’Europa), che i precari, nonostante il Jobs Act, sono in aumento (al massimo storico sul totale dei lavoratori: il 58 per cento dei nuovi assunti sono a termine) e i loro stipendi in calo lo sappiamo grazie ai ricercatori dell’Istat, anch’essi precari – uno su cinque – ai quali infatti il governo non vuole rinnovare il contratto.

In 350, da giorni, hanno occupato la sede dell’Istituto, chiedendo la stabilizzazione promessa. Il timore che hanno è quello di essere vittima della guerra tra bande nel Pd, con Boschi e i renziani che bloccano ogni provvedimento del governo per sabotare Paolo “Stai Sereno” Gentiloni e le minoranze, ormai maggioranza nel partito, che invece spingono per andare avanti. I precari dell’Istituto Superiore di Sanità, che erano nelle medesime condizioni, sono stati appena stabilizzati e hanno festeggiato applaudendo la ministra Lorenzin, ma loro erano fuori dalla tenaglia delle opposte correnti Pd che si sono fatte carico del destino dei 350 ricercatori dell’Istat.

Accampati nell’Aula magna, ti raccontano degli anni e dei mesi appesi alle promesse, alla legge di Bilancio che doveva occuparsi di loro e invece no, al Milleproroghe che pure – aveva assicurato Cesare Damiano dando la cosa per fatta – e invece no, pare: tocca aspettare un altro provvedimento del governo che i renziani vorrebbero provvedesse solo a togliersi di mezzo il prima possibile.

Ti raccontano, presi uno per uno, delle cose che presi uno per uno per uno raccontano tutti i precari, in assenza di un soggetto collettivo capace di far sentire abbastanza forte la loro voce. Mutui negati, affitti alle stelle, figli rimandati fino a quando è troppo tardi per farli, come si legge nei numeri che ogni giorno, in questi anni, i precari dell’Istat hanno diligentemente incolonnato: il primo figlio fatto in media a 32 anni, solo un giovane su tre con la forza o la voglia di mettere su quella che per la statistica era diventata la famiglia tradizionale, quella con almeno due figli. Gli altri si fermano a uno o a zero.

Quella per la stabilizzazione dei precari dell’Istat è una battaglia che ci riguarda tutti, perché l’Istat eroga un servizio pubblico fondamentale. Non ci fornisce i posti al nido, non ripara le buche per strada, fa una cosa più preziosa. Ci dice la verità. Nuda e cruda. La verità negata dai titoli sull’Italia che cresce e l’occupazione che è ripartita (è andata in Germania). Il lavoro dell’Istat è imprescindibile perché se si vogliono cambiare le cose bisogna prima sapere come stanno.