Le stelle nel simbolo come quelle dei grillini e come le province mai abolite, i colori delle campagne elettorali di Matteo Renzi e un po’di autonomia che in Sicilia non guasta mai. E poi il nome che sembra perfetto per una nuova lista movimentista ma che in questo caso rischia di suonare come un riconoscimento pubblico dei propri errori, oltre che prestare il fianco alle immancabili ironie degli avversari. Si chiamerà Riparte Sicilia, infatti, il nuovo partito di Rosario Crocetta. Un nome quantomeno poco opportuno per la lista di uno che la Sicilia la governa ininterrottamente dal 2012. E infatti la rete si è subito scatenata: “Riparte Sicilia e non torna più“, “Riparte Sicilia, ma per andare dove?“, scherzano tra facebook e twitter elettori non certo soddisfatti dai risultati dell’ex sindaco di Gela.

Infastiditi dalla nuova lista del governatore anche i “compagni” del Pd, che mettono nel mirino le pagine pubblicitarie acquistate sui giornali per pubblicizzare alcuni cantieri pronti ad aprire sull’isola nei prossimi mesi. Problema: quei cantieri apriranno solo grazie ai milioni del Patto per la Sicilia siglato da Renzi. In più l’annuncio della nuova lista di Crocetta si scontra con le varie dichiarazioni dei big dem, tutt’altro che favorevoli – in questa fase – a una ricandidatura del governatore. Primo tra tutti il sottosegretario Davide Faraone, viceré siciliano di Renzi che sabato scorso ha lanciato il suo think thank  “Cambiamenti” in vista delle regionali dell’autunno 2017. “Faraone è egiziano e non credo conosca bene la Sicilia”, dice Crocetta che per la verità un suo movimento personale lo aveva già: si chiamava il Megafono, aveva eletto una serie di deputati regionali e aveva presentato una sua lista persino alle politiche del 2013. Un’esperienza tutt’altro che edificante dato che adesso il Megafono non esiste più e i suoi esponenti eletti in Parlamento regionale sono tutti passati tra i socialisti, evidentemente sopravvissuti nell’isola laboratorio politico del Paese. I precedenti, insomma, non lasciano presagire niente di buono per il futuro.

Crocetta, però, tira dritto, conferma l’intenzione di ricandidarsi e provoca persino la dea bendata: la presentazione della sua lista, infatti, è prevista per venerdì 17 febbraio. Il governatore, però, non ha forse voluto sfidare troppo la malasorte, e ben prima di quella fatidica data ha cominciato ad anticipare dettagli sul suo progetto. “Vogliamo predisporre un programma di riscatto aperto a tutti e senza gestioni autoritarie. Avremo nove stelle, ma non avremo la Casaleggio spa che ci governa. Ci saranno movimenti, circoli che si federeranno e già ne abbiamo tanti in questo laboratorio che si chiama Riparte Sicilia”, ha spiegato, mentre sul web comincia già a circolare il simbolo della nuova lista.

Ci sono il blu e il rosso utilizzati da Renzi per le campagne elettorali delle primarie, ma ci sono soprattutto le stelle: un escamotage per fare il verso al M5s, – dopo l’elezione il presidente aveva definito ” a 7 stelle” il suo governo – ma che rischia di trasformarsi in un boomerang. Le stelle di Riparte Sicilia, infatti, non sono cinque come quelle dei grillini ma nove, come il numero delle province siciliane. Le stesse province che Crocetta aveva annunciato di voler abolire in diretta televisiva, ma che ancora oggi sopravvivono in una forma ibrida ribattezzata Libero Consorzio tra comuni, con i bilanci in rosso per decine di milioni di euro. Tre leggi – di cui una portava addirittura il suo nome – e quattro anni di discussione in Assemblea regionale siciliana non sono bastate per “ammazzare” quelle che per il governatore erano le più inutili tra gli enti inutili: e oggi le province mai abolite si sono trasformate nel simbolo delle riforme flop varate dal governatore. Il quale, però, sembra non essersene accorto visto che le ha addirittura inserite nel simbolo del suo partito.

Varato, tra l’altro, pochi giorni dopo che Crocetta fosse indicato come il presidente di Regione meno amato d’Italia. Secondo l’annuale sondaggio pubblicato dal Sole 24 Ore, infatti, il presidente siciliano è ultimo con il 27% nella speciale classifica sul gradimento di governatori e sindaci.  Un risultato allarmante che però Crocetta è riuscito incredibilmente a leggere in suo favore. Agli incontrovertibili dati diffusi dal Sole, infatti, il presidente ha replicato tirando in ballo le urne del 2012. “La classifica del Sole 24 Ore conferma il dato percentuale di quando quattro anni fa sono stato eletto governatore col 30,5%: considerando la forbice del sondaggio il mio consenso è rimasto inalterato”, ha dichiarato, evidentemente soddisfatto di essere stato eletto governatore meno amato d’Italia.  Pochi giorni dopo ecco l’annuncio della sua ricandidatura con annesso il nuovissimo Riparte Sicilia. Da dove debba ripartire e per andare in che direzione sono particolari che solo il suo fondatore può conoscere, dopo un mandato da governatore dell’isola. L’impressione, per la verità, è che la Sicilia nell’ultimo lustro non si sia proprio mai mossa.

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