Perché Renzi è destinato a perdere le partite? L’ho scritto e detto decine di volte da questo blog: in sostanza, lui gioca da campione in un videogame, mentre quando entra in un campo vero, gli manca tutto, fiato, schemi, altruismo, senso del campo, creatività, tocco, e quindi non tocca palla. In un campo vero, cioè nella realtà, Renzi è sempre stato uno sprovveduto. E’ simile a quei giocatori di calcetto bravi la sera con gli amici, che nel campo da undici non toccano palla e stanno fermi. Per lui Firenze era il campo di calcetto, dove poteva anche funzionare. Nel campo grande, sotto i riflettori e con il popolo sugli spalti ha straperso e beccato i fischi. Altro che “ho sbagliato un calcio di rigore!”. Ha regalato la palla agli avversari, fatto autogol… insomma è apparso il dodicesimo uomo in campo degli avversari.

Un anziano pensionato, a cui chiesi perché era schierato per il no al referendum, mi disse: “Con gli ottanta euro o la quattordicesima di Renzi, ci faccio poco, invece con il reddito di cittadinanza mi riapproprio dell’intera pensione mia, che oggi uso per pagare le tasse universitarie a mio nipote perché mio figlio non lavora”. Renzi, non ha mai capito che nel campo vero le sue mance non valevano nulla rispetto al “sogno del reddito di cittadinanza” che, soprattutto al Sud, libera dalle gabbie del welfare familiare centinaia di migliaia di famiglie. Questo lo ha capito bene il suo odierno avversario, Michele Emiliano, che come prima cosa ha testato sperimentalmente sul campo il reddito di cittadinanza, con il Red – reddito di dignità -, con risultati positivi. Adesso, a ruota ci stanno provando tutti, la Serracchiani ed altri renziani, ma ho paura che sia troppo tardi.

Nel paese il messaggio che invece di usare 20 miliardi per le banche era meglio usarne 16 per il reddito di cittadinanza ormai si è ossificato in vasti strati di popolazione. E finché ci sarà questo tema/sogno, il M5S non scenderà mai sotto un terzo degli elettori italiani, anche se arrestassero i loro leader per una qualsiasi “polizzopoli”. Adesso senza l’amico americano (Messina) e senza Leopolde all’orizzonte, a Renzi è rimasto solo il messaggio subliminale di Farinetti che detta la linea: “Dimenticare il passato per guardare al futuro”. La strategia è quella di sotterrare la sconfitta, ipnotizzare su una nuova stagione ad effetti speciali il popolo e riprendere il potere. Insomma una partita da calcetto nel campetto del palazzo (il Nazareno), con tanto di tavolo da subbuteo sul quale il Renzi si allena e produce schemi… sempre più contraddittori, sempre più improbabili.

Aspettando la finale, ci prova col proporre primarie ed altre alchimie, ma cerca di evitare lo stadio grande col campo grande ed il popolo del Congresso. Emiliano, che a calcetto non rende (troppo massiccio), ma sul campo grande della realtà ha popolo e tifoserie già pronte, lo guarda con l’aria dello sfidante che potrebbe ricostruire la sinistra (scaricando molto consenso al M5S) e con l’entusiasmo di chi non ha niente da perdere. Emiliano, oggi interpreta il ruolo della punta brasiliana (il cognome l’aiuta), che potrebbe mutare le sorti del quadro politico.

Il suo vantaggio è dato dal fatto che meglio interpreta quel messaggio sulla felicità di Zygmunt Bauman che ormai virale, a Renzi ed al suo spin deve essere sfuggito: “Non è vero che la felicità significhi una vita senza problemi. La vita felice viene dal superamento dei problemi, dalla lotta contro i problemi, dal risolvere le difficoltà le sfide… Si raggiunge la felicità quando ci si rende conto di riuscire a controllare le sfide poste dal fato”. E questo è il fantastico mondo di Emiliano nel quale si è allenato e si allena (Taranto, trivelle, xylella, sanità) rendendo comunque la Puglia terra felice. Renzi invece interpreta lo sgomento di chi si è perso nella comodità (Rolex arabi, banchieri, finanzieri) di un racconto irreale in un piccolo campetto di gigli senza spine.