La polentata di Sermoneta, una delle più belle sagre che si svolgono in provincia di Latina e che richiama tantissime persone, anche da paesi distanti, è finita in cronaca. E non per uno spot pubblicitario, ma perché, come racconta Il Messaggero, è stata servita polenta fatta con farina di mais ad alta concentrazione di organismi geneticamente modificati. Se ne è accorta la Asl, che dopo aver fatto analisi a campione, ha subito ritirato il prodotto incriminato. Quindici tonnellate di farina di mais sono state quindi immediatamente prelevate dagli scaffali dei supermercati.

Una svista? Si indaga per capire come sia potuto succedere. “Il mulino nel quale è avvenuta la trasformazione – scrive Il Messaggero – è sui Monti Lepini, ma la materia prima arriva dalla Campania e sulla fattura che accompagna il “granone” era chiaramente scritto che era destinato a uso animale. Come sia finito in buste da un chilogrammo destinate alla commercializzazione è tutto da capire. La proprietà del mulino – che ha provveduto a “richiamare” i prodotti – ha parlato di una svista ma ulteriori accertamenti sono in corso da parte dei tecnici della Asl di Latina”.
E subito è stato informato il ministero della Salute. Ma come è prassi ormai, basta la parola Ogm a mandare tutti in paranoia. E allora per tranquillizzare le centinaia di persone che due settimane fa hanno partecipato alla sagra di Sermoneta e gustato un bel piatto di polenta condita con sugo di salsicce e spuntature e che, sentendo questa notizia, potrebbero voler ricorrere a lavande gastriche e analisi del sangue anche a posteriori, cerchiamo di capire di cosa stiamo parlando da chi ne sa più di noi.

Io stessa, insieme a Fernando Mogno, sono stata autrice di un libro: “Ogm, una scelta difficile. A favore o contro? Spunti per decidere”. Un libro, di stampo giornalistico che non prende alcuna posizione, ma che spiega con un linguaggio molto semplice cosa sono gli Ogm e le varie teorie, a favore o contro, che gravitano intorno a questo tema.

Ma ci sono tanti scienziati che se ne occupano. Quando ero caporedattrice di Researchitaly, portale della ricerca del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur), intervistammo Roberto Defez, direttore del Laboratorio di Biotecnologie microbiche all’Istituto di Bioscienze e biorisorse del Consiglio nazionale delle Ricerche (Cnr) di Napoli. Un luminare in materia. Ci disse che ci nutriamo degli Ogm senza rendercene conto, perché essi sono nelle filiere mangimistiche, prodotti che poi fanno bella mostra sugli scaffali dei negozi, con tanto di etichetta “made in Italy”. “Noi abbiamo deciso- ha detto Defez – di usare Ogm esteri per realizzare i più prestigiosi prodotti del made in Italy. Questa cosa è semplicemente insensata, perché non c’è nemmeno l’idea del luogo fisico di produzione, dato che il prodotto ci arriva e viene consumato direttamente o indirettamente attraverso il parco zootecnico”.

Sapete qual è quello che utilizziamo quotidianamente, modificato? Il cotone, e non solo quello che indossiamo, ma anche le garze per le ferite. “Allora, quando ci dicono che gli Ogm possono causare allergie, la risposta è che ciò non è possibile, perché ben 7 miliardi di esseri umani almeno una volta nella loro vita hanno preso una garza, un cotone, un cerotto e lo hanno messo a contatto col circuito sanguigno. Se ci fosse stata una proteina allergenica ne avremmo avuto un riscontro evidente”. Inoltre, secondo il professor Defez, noi siamo tutti degli organismi geneticamente modificati. Lo siamo, per esempio, anche rispetto al giorno precedente.

Allora la conclusione di questa storia è tranquillizzante? Già, perché se siamo tutti Ogm, come dice Defez, cosa può aggiungere o togliere un saporito piatto di polenta, geneticamente modificata, a un organismo già modificato? Suvvia dunque, svista o non svista a parte….meglio rimanere tranquilli. D’altronde la morale è chiara: se ci nutriamo di Ogm senza saperlo, ora che lo sappiamo, che ci cambia?