Aveva promesso che avrebbe “applicato il principio di reciprocità” in risposta alla decisione di Donald Trump di sospendere per tre mesi l’ingresso negli Stati Uniti dei cittadini di sette Paesi a maggioranza musulmana, compresi gli iraniani. E oggi l’Iran ha tramutato in fatti quelle parole. Il ministero degli Esteri di Teheran ha reso noto che la delegazione statunitense della squadra di lotta non potrà partecipare alle gare di Coppa del mondo (Freestyle World Cup) previste nella città di Kermanshah il 16 e 17 febbraio. Baharam Qasemi, in una dichiarazione all’Irna, agenzia locale che opera sotto il controllo del ministero della Cultura e dell’Orientamento islamico, ha evidenziato che il Paese “è stato costretto ad opporsi alla partecipazione del team Usa a causa delle politiche del nuovo presidente degli Stati Uniti”. Un nuovo aumento della tensione tra Usa e Iran, che il 30 gennaio ha suscitato la reazione di Washington per aver effettuato il primo test missilistico dell’era Trump.

Secondo Teheran, la decisione del nuovo capo della Casa Bianca di bloccare l’ingresso nel paese ai cittadini di alcuni paesi musulmani è “un grande dono agli estremisti e ai loro sostenitori” e in questo modo Trump dimentica il ruolo dei “suoi alleati regionali nello sviluppo di gruppi come l’Isis“. Due giorni fa il presidente della repubblica iraniana, Hassan Rohani, aveva accusato l’inquilino della Casa Bianca di essere un “principiante della politica”, aggiungendo che “la ragione della rabbia di Trump verso l’accordo sul nucleare sta nel riconoscimento all’Iran del diritto di arricchire l’uranio”.

Washington contro il test missilistico iraniano – La crisi tra i due Paesi si era acuita il 30 gennaio , quando Fox News riferiva che Teheran aveva effettuato il primo test di un missile balistico dall’inizio della presidenza Trump. Il missile, lanciato da un sito a circa 140 miglia ad est di Teheran, aveva volato per 600 miglia prima di esplodere. “Da oggi (1 febbraio, ndr) mettiamo ufficialmente l’Iran sull’avviso”, perché il test “viola le risoluzioni dell’Onu e minaccia gli Usa, gli amici e gli alleati nella regione”, era la risposta Mike Flynn, consigliere per la sicurezza nazionale, intervenendo per la prima volta nel briefing della Casa Bianca, criticando anche l’accordo sul nucleare perseguito dall’amministrazione Obama. Le affermazioni di Flynn, “sono provocatorie, prive di fondamento e ripetitive”, replicava il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, ribadendo che i test missilistici iraniani non sono in contraddizione con la risoluzione del Consiglio di Sicurezza 2231 “perché nessuno dei missili è progettato per trasportare testate nucleari”. L’esperimento, aggiungeva Qasemi, rientra nella “politica di legittima difesa dell’Iran ed è coerente con le leggi e i regolamenti internazionali e non è negoziabile a nessuna condizione”.