C’era una volta il mistero. Quello dei luoghi inesplorati, degli oscuri abissi marini, delle distanze immense e degli spiriti pagani, che faceva del mondo un luogo vasto, periglioso e incerto.

È passato poco più di un secolo ma, rispetto agli inizi del Novecento, il nostro pianeta si è fatto talmente piccolo da rientrare nello schermo di un palmare. E così tante emozioni sono state estinte dalle certezze del progresso, dalla velocità dei voli intercontinentali e dell’asettico tocco digitale, rendendo la Terra consapevolmente ovvia, al punto di non presentare più alcun segreto.

Per riscoprire oggi certe atmosfere è dunque necessario affrontare un viaggio nel passato, fino a tornare ai giorni in cui l’orizzonte rappresentava una sfida potenzialmente mortale, che si volesse dominare il cielo o pescare il necessario alla giornata, senza mai abbandonare la laguna natia a cui si restava ancorati per tutta la vita, senza nemmeno l’idea del rimpianto.

È stato soprattutto per l’atmosfera dal fascino subliminale che ho trovato bellissimo immergermi nella lettura di Alla conquista della Luna, una raccolta di racconti di Emilio Salgari edita da Cliquot, che unisce alcuni tra i rari esempi di digressione tra fantastico e fantascientifico del Verne italiano.

L’opera permette al lettore di sentire il gorgogliante terrore dell’infido maelstrom, lo spaventoso vortice capace di inghiottire navi ed equipaggi, la minaccia di tentacolati mostri marini, l’incertezza della navigazione nel Mar dei Sargassi alla ricerca di un’isola d’oro non segnata sulle mappe, l’orrore ancestrale degli spiriti delle Everglades e che nel 1960 Zio Paperone definiva l’ultimo baluardo inesplorato del globo, e la sfida alle nubi prima e alle stelle poi di chi ambiva a riscattare l’insoluta impresa di Icaro.

L’edizione è a cura di Felice Pozzo, massimo esperto salgariano, da molti anni impegnato in un lavoro di recupero e valorizzazione del patrimonio letterario creato dal padre del genere avventuroso in Italia. Nella lunga e godibile prefazione, contributo oggi spesso rimosso dai grandi editori e brillantemente sostituito dalle fascette, il lettore è accompagnato nella ricostruzione di un piccolo ma significativo frammento dell’immaginario di un Salgari che, attingendo da Verne a Poe, ha saputo ispirare poi altri grandi sognatori del Novecento.

Quasi in risposta a quell’atmosfera nostalgica, quando stavo sublimando il mio esotico bisogno di mistero cercando in rete i video dei calamari giganti, mi viene recapitata a casa una copia di Black Screen, una nuova graphic novel edita da Shockdom nella quale scovo un ulteriore spunto alla speculazione sul ruolo del mistero nel nostro mondo, ma stavolta con l’occhio rivolto al futuro.

In questa magnifica storia, puramente fantascientifica, si immagina una società in cui a ogni uomo è dato conoscere il suo prossimo avvenire, grazie ai progressi della scienza che, per mezzo di visori di uso comune, gli Spoiler, consentono di conoscere in anticipo ogni sorpresa che il destino ha in serbo per noi nel breve periodo, attraverso filmati che non ci risparmiano l’annunciazione della morte.

Questa viene rivelata come uno schermo nero, che fa capire all’uomo che il flusso di eventi che compone la sua vita sta per essere interrotto, come in un programma a cui salta il segnale ma, con l’aiuto di un buon hacker, il sipario nero può essere rimosso in modo da scoprire i dettagli della fine. Per aiutare chi deve rassegnarsi sono istituiti dei centri di ascolto che ricordano i Templi per suicidarsi del bellissimo film Soylent Green. Quale sarebbe dunque il senso di Dio in questo domani? E se le macchine non fossero infallibili ma fosse tutto il risultato di una pedissequa accettazione che sfocia nella rinuncia? Ci sarebbe ancora spazio per la speranza in un mondo in cui ognuno di noi fosse a conoscenza del futuro?

La storia è tratta da un racconto di Lucio Staiano, già creatore di Shockdom, ed è stata sceneggiata dall’esperto Giuseppe Andreozzi, coinvolto per trasformarla in un fumetto che vede ai disegni l’ottimo Giovanni “Fubi” Guida. La questione etica e morale che fa da nucleo alla vicenda attinge ai grandi temi della fantascienza, strizzando in particolare l’occhio a Dick, ma riesce ad assurgere a una dimensione originale e attuale, capace di tenere incollato il lettore fino all’epilogo, non senza graffiarne la mente con dubbi impossibili da ignorare, ma necessari forse, in un simile mondo, a farci sentire vivi, almeno in punto di morte.