Da tempo le coperture vaccinali diminuiscono in quasi tutte le Regioni sia quelle obbligatorie (anti-difterica, anti-polio, anti-tetanica, anti-epatite B) che quelle raccomandate:  poliomielite, tetano, difterite, epatite B, pertosse ed Haemophilus influenzae (93,4% nel 2015, 94,7% nel 2014, 95,7% nel 2013 e 96,1% nel 2012); morbillo e rosolia sono passati dal 90,4% nel 2013 all’85,3% nel 2015. Per malattie non presenti in Italia ma potenzialmente introducibili, polio e difterite, i dati del 2015 mostrano un calo che, seppure più contenuto rispetto agli anni precedenti, non si arresta. Questa è la tendenza che tradotta nel linguaggio epidemiologico significa un “accumulo di suscettibili” (persone non vaccinate) tale da accrescere a scala di popolazione il rischio di malattie. Quindi un bel problema.

Nei piani alti della sanità, e non solo, infuria la discussione. Che fare? Due scuole di pensiero si stanno scontrando: quella che sostiene che bisogna rendere obbligatori tutti i vaccini facendo ricorso a sanzioni molto pesanti e quella che, al contrario, sostiene che sia giusto continuare sulla linea sin qui seguita a livello regionale e nazionale, cioè le raccomandazioni. Quindi “impositori” (Ministero salute, Iss, Fnomceo, Toscana, Emilia Romagna) contro “persuasori” (Lombardia, Veneto). Entrambe le posizioni hanno un grosso limite, quello di non ricavare le loro risoluzioni da una analisi politica puntuale del fenomeno Entrambe quindi se non chiariscono i propri postulati di partenza rischiano di essere degli a priori, molto razionali ma poco realisti.

Gli impositori ad esempio la fanno facile, fanno un ragionamento scientista, semplificano tutte le complessità etico-social-culturali a una questione epidemiologica, non si curano dei problemi della libertà delle persone né di quelli legati al rispetto dell’art. 32 e tagliano corto: bisogna costringere per legge tutti a fare i vaccini senza esitare ad adottare pesanti sanzioni, compresa la sospensione della patria potestà. I persuasori sono più moderati però se cala la copertura anche per i vaccini obbligatori allora vuol dire che le raccomandazioni non bastano o quantomeno sono da ripensare.

Dunque perché la copertura vaccinale scende? Per tante ragioni, tutte legate ad una società che per essere post-moderna si caratterizza prima di tutto per un forte cambiamento della soggettività sociale (espressione evidentemente di comodo per non farla lunga). Parlo di nuove forme di obiezione di coscienza dei cittadini, pregiudizi, diffidenze, riserve, balle incredibili (ad esempio quella che correla autismo ai vaccini) ma anche una crescente sfiducia nei confronti della medicina e dei singoli medici.

Tanto gli impositori che i persuasori fanno riferimento all’art. 32 della Costituzione con la differenza che i primi esaltano i valori del diritto individuale, l’autonomia della persona, le sue libertà, i secondi invece quelli dell’interesse collettivo. Per i primi i vaccini rientrano nella categoria dei “trattamenti sanitari volontari”, per i secondi in quelli dei “trattamenti obbligatori” per i quali però serve una riserva di legge. La Costituzione, infatti, prevede la volontarietà implicita dei trattamenti sanitari, riservando l’obbligatorietà solo nei casi determinati dalla legge. Come ne usciamo? Rivolgendoci ai “suscettibili” obbligando e raccomandando ma in altro modo.

La mia è una proposta di mediazione che prende spunto da un mio vecchio cavallo di battaglia: “il dovere alla salute”, un modello ridefinito con Kant, che vede l’obbligazione morale come autonomia della razionalità, e da Judith Butler, che parla di libera obbligazione morale cioè di “promesse” che il cittadino dovrà mantenere ma che fa liberamente. Non si tratta di costringere le persone con la legge e meno che mai di limitarci a esortarli spiegando loro le virtù della profilassi ma di definire un progetto di deontologia sociale per educare le persone ad un nuovo dovere quello della salute per l’appunto, nel quale rientra la profilassi delle malattie, ma anche un impegno alla prevenzione, all’adozione di certi stili di vita, alla partecipazione sociale ecc. Salute quindi come dovere non solo come diritto. Formiamo le persone al dovere alla salute con tutte le raccomandazioni che volete ma non per obbligarle ma per farle essere libere di promettere salute a se stesse ai propri figli e ai propri concittadini. E vedrete che la vaccinazione riconquisterà il valore sociale perduto senza per questo privare le persone della loro libertà di giudizio.