La recente vicenda di un avvocato gay indagato dalla procura di Pavia per l’accusa di alterazione di stato ex art. 567 del codice penale perché nel registrare il neonato, nato dal matrimonio con una giovane donna straniera, avrebbe riferito che quel figlio era suo mentre avrebbe in realtà mentito sulla paternità biologica, è certamente il frutto di una complessa situazione esistenziale. Situazione che non merita un giudizio, di approvazione o di repulsione, ma di riflessione.

L’inchiesta sarebbe nata da una segnalazione del Comune in cui il bimbo è stato registrato poiché il funzionario era a conoscenza della convivenza del dichiarante con un uomo ed ha chiesto alla questura di eseguire accertamenti. Poi svoltisi, con testimonianze e con un test del Dna, la cui prova avrebbe sconfessato le dichiarazioni rese dal presunto padre biologico.

L’indagine penale è terminata poche settimane fa con un avviso di conclusione delle indagini, anticipando la richiesta di rinvio a giudizio. Avviso notificato oltre che all’avvocato, anche alla giovane madre e al fratello del fidanzato di lei.

La vicenda pare configuri un caso di maternità surrogata. Infatti il professionista potrebbe avere deciso di sposare la giovane, incinta di un altro, solo per soddisfare il suo desiderio di paternità. Un movente comunque smentito dall’uomo. Il riconoscimento del bambino sarebbe avvenuto all’interno di un matrimonio. Ora madre e bambino sono in una comunità protetta, in attesa che la situazione si definisca.

Il caso investe temi di bioetica e, a monte, la rivendicazione del diritto di diventare genitore (sempre e comunque). E non, si badi bene, il diritto di essere genitore. Diritto questo spesso stressato a seguito della scissione della coppia e poche volte realmente salvaguardato.

La gestazione per altri (Gpa) o maternità surrogata è la pratica secondo cui una donna sceglie di portare avanti una gravidanza per conto terzi (single o coppie, eterosessuali o omosessuali o lgbt). Invero la Gpa è lecita solo in alcuni paesi del mondo. In alcuni è consentita anche a pagamento (Russia, Armenia, Bielorussia, Georgia, Ucraina, India, Stati Uniti ma solo in alcuni stati, Sudafrica, Thailandia) ed in altri è permessa solo gratuitamente (Belgio, Danimarca, Grecia, Olanda, UK, Ungheria, Australia, Canada, Israele) ed è chiamata altruistica. In Italia la maternità surrogata è illecita, tanto che molte coppie si rivolgono all’estero per ricorrervi.

La materia è già stata ampiamente dibattuta in questi anni con il consueto schieramento di sostenitori contro chi la ritiene una profanazione di valori e diritti. Un feroce dibattito trasversale tra diritto, etica, religione. Dibattito nel quale occorre rispettare ogni prospettiva e nel quale è arduo pervenire ad una risposta assoluta. Tuttavia in tale discussione spesso si trascura realmente, o si finge di assecondarlo, il diritto (fondamentale) del frutto del concepimento: il diritto del minore alla bigenitorialità.

I sostenitori del “diritto di avere un figlio” (che spesso coincidono anche con i sostenitori della maternità surrogata) ritengono che esso venga comunque salvaguardato assicurandogli uno o più genitori idonei ad amarlo e ad accudirlo. Non importa quali essi siano. I non sostenitori del “diritto di avere un figlio” (sempre e comunque) ritengono che un tale diritto venga assicurato solo garantendo al minore il diritto ad essere amato e accudito dai suoi genitori naturali. In mezzo poi abbiamo tante altre posizioni sfumate e intermedie, alcune delle quali anche molto vicine.

Come noto in tale contesto si è di recente inserita la legge Cirinnà (L. 20 maggio 2016, n. 76 – Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze), la cui ultima versione avrebbe espunto la stepchild adoption che consente al figlio di essere adottato dal partner (unito civilmente o sposato) del proprio genitore. Stepchild adoption però fatta rientrare subito dalla finestra attraverso il pronunciamento della Cassazione, sez. I, sentenza 22 giugno 2016, n. 12962 che autorizza l’adozione anche se a particolari condizioni.

Penso tuttavia che l’interesse del minore debba essere messo realmente al centro del dibattito. Per fare ciò occorre rispondere con onestà ad alcune domande. Può essere mercificato (negoziato) un figlio? Può essere negoziato con spirito di liberalità? Può essere anteposto l’egoismo di un adulto (voglio essere genitore, sempre ed a qualunque età, comunque e ad ogni costo) al desiderio (non espresso ovviamente) di un bambino? Può essere imposto ad un bambino un percorso evolutivo con un solo genitore o con genitori dello stesso sesso (o genere) a prescindere dai suoi genitori biologici?