Certi gesti sono automatici, si fanno senza accorgersene. Come quello di accendere una sigaretta mentre si è al volante, magari in coda in mezzo al traffico. Ebbene, giova ricordare che questo, anche se a molti sembrerà un comportamento normale, in alcuni casi è vietato. Che il veicolo sia in sosta o in movimento, non cambia nulla: il divieto di fumo vale sia per il conducente che per gli eventuali passeggeri, se a bordo ci sono donne in gravidanza o minorenni. Questo prevede l’estensione della legge 3/2003 (tutela della salute), nello specifico l’art.51, che ha recepito la direttiva 2014/40/UE introducendo nuovi divieti sul fumo esattamente un anno fa.

Se si trasgredisce, la legge prevede sanzioni amministrative che vanno dai 25 ai 250 euro. Che, nei casi di presenza di donne in evidente stato di gravidanza nonché lattanti o minori di 12 anni, vengono raddoppiate. Ebbene si, si rischia di dover sborsare fino a 500 euro di multa. Questo perché, come ricorda il sito studiocataldi.it, il Ministero della Salute con il divieto ha inteso tutelare nascituro, bambini e giovani in generale dal pericolo del fumo passivo.

A tale riguardo, nella circolare del 4/2/2016 del Ministero si legge che con tale disposizione “si intende evitare che il minore di anni diciotto o la donna in stato di gravidanza, in un ambiente ristretto quale è l’autoveicolo, respirino il fumo consumato da altri (sia il fumo prodotto dalla combustione della sigaretta, sia quello che è stato prima inalato e successivamente espirato dai fumatori)”. Molto chiaro, e condivisibile del resto.

Chi pensa che basti e avanzi così, potrebbe avere brutte sorprese negli anni a venire. Perchè esiste un disegno di legge, presentato nel 2015, che prevede un inasprimento delle sanzioni in conseguenza dell’equiparazione dell’uso di sigarette e affini a quello del telefono cellulare, mentre si è al volante. In pratica, fumare comporterebbe disattenzioni alla guida al pari di chi utilizza uno smartphone. Con l’aggravante che l’aria può diventare irrespirabile nell’abitacolo, con conseguente ulteriore calo di attenzione del guidatore (senza che se ne accorga) e aumento delle probabilità di incidente.

Un comportamento che, data la suddetta equiparazione, potrebbe essere punito ex art. 173 del Codice della Strada. Con sanzioni amministrative più alte, come per il caso degli smartphone, e quella accessoria della sospensione della patente da uno a tre mesi nel caso si compia lo stesso illecito nel biennio successivo. Per ora la proposta è ferma nei meandri burocratici delle Camere, ma un giorno potrebbe diventare realtà.