di Tiziano Cardosi *

La vicenda del Passante ferroviario di Firenze – il sottoattraversamento Tav – è emblematica di cosa siano nella realtà le Grandi opere inutili e imposte (Goii) e di quali siano le dinamiche che le sostengono. Un progetto ormai vecchio di oltre 20 anni e proprio per questo oggi è necessario ripercorrerne la storia.

Con l’avvio dell’idea (sbagliata) di “Alta Velocità italiana” emerse il tema dell’attraversamento delle città in cui si fermava, questione non contemplata dai progettisti del sistema complessivo. La cosa fu risolta cominciando a studiare faraoniche megastrutture con stazioni dedicate e progettate rigorosamente da archistar.

A Firenze, in un primo momento, si pensò di risistemare le linee esistenti che sopportavano bene il traffico a lungo percorso e quello regionale ma, quando il gruppo dirigente toscano di quello che è oggi diventato il Partito Democratico vide che altrove giravano miliardi attorno alle infrastrutture Tav, volle – come dire – partecipare a suo modo.

A Bologna avevano ottenuto di passare con la linea Tav in sotterranea con una stazione interrata e finanziamenti miliardari. Invidia? Voglia di grandeur? Forse, ma a Firenze certamente contò vedere le risorse finanziarie che andavano a quella città per pretendere altrettanto. “Non possiamo perdere l’occasione per Firenze di 1,5 miliardi di finanziamenti”, questo era il mantra ripetuto ossessivamente dai politici locali in quegli anni.

Iniziò una girandola di ipotesi, le più fantasiose, ma tutte rigorosamente sotto la città. Fu scelta – come ricorda l’ingegner Marco Ponti, chiamato per una valutazione del progetto e poi frettolosamente rispedito al Politecnico di Milano – la soluzione più lenta per i treni, la più impattante per la città e, soprattutto, la più costosa.

Il progetto era inficiato da così gravi lacune che la Via (Valutazione di impatto ambientale) prevedeva oltre venti prescrizioni; è stato necessario arrivare addirittura a modificare la normativa nazionale per lo smaltimento delle terre di scavo, entrando così in conflitto con le normative europee, per rendere possibile lo scavo delle gallerie.

Questa sintetica ricostruzione credo spieghi meglio di tante analisi tutte le difficoltà incontrate poi nella realizzazione dell’opera e i tempi che si sono dilatati in maniera assurda. L’originale cronoprogramma prevedeva 7 anni di lavori; dopo 8 anni si è realizzato circa il 20% della stazione e non un centimetro di galleria è stato scavato. In compenso le spese stanno impazzendo e già si hanno liti legali e richieste molto consistenti di aumento dei costi.

Le vicende degli ultimi mesi gettano una ulteriore luce sia sul Passante Tav, sia sulle Grandi opere inutili e imposte che seguono sempre logiche simili a quelle fiorentine.

Nell’estate scorsa il sindaco di Firenze, Dario Nardella, intimo amico di Matteo Renzi, attaccò pesantemente il progetto dicendo chiaramente che era inutile, pericoloso e troppo costoso; lo spalleggiò l’amministratore delegato delle FS Renato Mazzoncini, anche lui molto legato all’ex premier, che arrivò addirittura a dichiarare l’insostenibilità delle mega stazioni dedicate all’Alta velocità già realizzate a Torino, Bologna e Roma Tiburtina, i cui costi di gestione arriverebbero a 6 milioni annui.

La soluzione proposta era simile a quella precedente la sbornia dei tunnel: potenziamento delle linee di superficie e adattamento delle stazioni esistenti. A questo punto la vecchia guardia del Pd toscano, che non ha mai amato Renzi, è insorta con un fuoco incrociato contro il sindaco rivendicando la realizzazione dei tunnel. La cronaca di quei giorni è sintomatica di come le esigenze dei cittadini che usano il treno, soprattutto dei pendolari che quotidianamente vengono a Firenze, siano l’ultimo dei pensieri dei nostri decisori.

Il dogma incrollabile è che si debbano scavare tunnel, ovunque possibile. Si è arrivati a pensare a gallerie con una stazione di testa sotto l’attuale Santa Maria Novella, tunnel sotto i binari esistenti (che le FS non vogliono perché lo scavo rischierebbe di disallineare i binari in superficie bloccando l’Italia); tunnel senza raggiungere nessuna stazione solo per i pochi treni che non fermerebbero a Firenze. Poi, visto l’assurdo, si è tornati alla carica pretendendo una stazione sul tracciato sotterraneo; però la si farà “mini”, senza il previsto centro commerciale del progetto originale…

Insomma il gran dibattito ha riproposto un mostro peggiore dell’originario: due tunnel di 7 km con enormi rischi per il patrimonio edilizio e monumentale della città, una stazione “mini” per i treni alta velocità, e con la stazione principale dell’Alta velocità che però resterà l’attuale Santa Maria Novella!

La stridente contraddizione tra le funzioni delle stazioni non imbarazza minimamente i politici locali che trionfalmente annunciano la quadratura del cerchio. Per allontanare lo spettro della follia dai loro progetti si parla di mettere nella “ministazione” – che “mini” non può essere visto che prevede 60.000 metri quadri di superficie – un hub per i bus, in modo da avere l’interscambio tra AV e trasporto su gomma.

Adesso l’interscambio prevalente con il trasporto su gomma è soprattutto con i treni regionali che arrivano a Santa Maria Novella; se questa fantasiosa “mini” follia andasse avanti le persone che vorrebbero passare da bus a treno sarebbero costrette a prendere anche il tram per coprire la distanza tra due stazioni distanti oltre un chilometro tra loro.

È difficile avere un’idea chiara del garbuglio che accordi e veti incrociati stanno producendo. La speranza delle persone di buon senso è che questo sia un accordo interno al Partito democratico per placarne le acque agitate e che presto sia dimenticato. A Firenze, infatti, è in atto un confronto serrato a base di ricatti reciproci tra “renziani”, che vogliono un nuovo improbabile aeroporto in una zona satura, e vecchio Pci che pretende i suoi tunnel.

La cosa peggiore che potrebbe accadere è che si arrivi, come pare si stia facendo, a un accordo per contentare i due nemici: si farà un aeroporto che intossicherà ulteriormente gli abitanti della Piana Fiorentina e si tenterà di scavare due tunnel che devasteranno migliaia di appartamenti di Firenze. Il tutto sulla pelle dei cittadini che si troveranno un sistema di trasporti illogico, di tutti gli italiani che dovranno pagarne il conto economico.

* presidente Comitato No Tunnel Tav