“L’unica certezza è che la sentenza della Corte d’Appello di Perugia ci restituisce un innocente, però non ci indica ne un colpevole, né un mandante. Ora questo ricade sulla Procura di Roma. Il punto di ri-partenza può e deve essere il depistaggio che ci fu”. Così Giovanni Nicola D’Amati, avvocato della famiglia Alpi, al termine di una conferenza stampa, alla Camera dei Deputati, per chiedere verità e giustizia per l’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, avvenuto a Modadiscio nel 1994 e per il quale, alcuni mesi fa, è stato assolto l’unico colpevole individuato dalla giustizia italiana. Per Maurizio Torrealta, giornalista ed amico di Ilaria Alpi: “La sentenza di Perugia svela che ci fu un enorme depistaggio che è avvenuto durante le indagini dell’omicidio di Ilaria e Miran, del quale tutti noi eravamo sempre stato convinti, ma non c’era mai stata una sentenza  che dicesse che avevamo ragione e che dimostra che il problema stava e sta in casa, non stava fuori. Nelle operazioni di occultamento della verità – spiega il giornalista – c’è stato chi ha avuto vantaggi dall’operare quel depistaggio. Il Traffico ormai si è individuato. Fu un traffico che esportava rifiuti tossici, con le navi che invece avrebbero dovuto portare aiuti ai paesi ai paesi in via di sviluppo”. E ancora: “Il lavoro giornalistico d’inchiesta di Ilaria avrebbe fatto vedere la realtà della cooperazione, che era assolutamente disgustosa ed immorale”