Il gruppo Volkswagen è salito sul tetto del mondo dei costruttori d’auto. E lo ha fatto scalzando la Toyota, sul trono da quattro anni. Il colosso di Wolfsburg, in anticipo rispetto ai piani che prevedevano di tagliare il traguardo dei dieci milioni di auto vendute solo nel 2018, lo scorso anno ha distribuito 10 milioni e 312 mila veicoli (+3,8%) contro i 10 milioni e 175 mila (inclusi i marchi Lexus, Daihatsu e Hino) della casa giapponese. Al terzo posto si piazza invece la General Motors.

Il risultato, anche se previsto dagli analisti, è tuttavia ancora più significativo perché arrivato alla fine di un anno difficile per i tedeschi. Le scorie del Dieselgate ancora non sono smaltite, così come i contorni della vicenda non tracciati definitivamente. Martin Winterkorn, ex numero uno e artefice principale della strategia che ha portato il gruppo in cima alle vendite mondiali, è tuttora indagato. E i clienti europei ancora aspettano di sapere se avranno compensazioni, così come le hanno avute quelli americani.

Tuttavia, nonostante la reputazione non più cristallina, la barca va. E a gonfie vele, a quanto pare. Il solo marchio Volkswagen ha pesato per quasi sei milioni di pezzi sul totale, segno che la tanto agitata disaffezione verso il brand reo di aver ingannato i propri clienti non c’è stata. Anzi.

Il segreto del successo ha comunque un nome ben preciso: la Cina. E’ sul più florido (anche se non come in passato) mercato mondiale dell’auto che il gruppo tedesco costruisce le sue fortune, ormai da più di vent’anni. Qui il brand Vw ha messo nel mirino l’obiettivo di ben tre milioni di auto vendute alla fine del 2017. E sempre qui, i marchi di lusso come Audi e Porsche stanno macinando quote di mercato, anche grazie a gamme ampie e mirate ai gusti locali.

E Toyota? Ha pagato l’eccessiva dipendenza dalla piazza statunitense, sempre solida e in crescita ma non certo come quella cinese. E, soprattutto, non più così ricettiva nei confronti dell’ammiraglia che invece per anni aveva fatto sfraceli, la berlina Camry. All’orizzonte, poi, c’è l’incognita Trump, che ha già bacchettato l’azienda giapponese: accoglierà con favore il programma di investimenti per 10 miliardi di dollari negli Usa nei prossimi 5 anni, ma amerà altrettanto quello di costruire in Messico una fabbrica per uno dei modelli più popolari in America, ovvero la Corolla? Non da ultima c’è la considerazione che il marchio Volkswagen ha interessi relativi negli Usa, dunque i più esposti agli eventuali strali del tycoon rimangono i giapponesi.

In Europa Toyota ha tenuto, invece. E performato meglio quanto a profitti, grazie anche alla sempre più larga diffusione della tecnologia ibrida. Ma il vecchio continente non è più, se mai lo è stato veramente, il centro del mondo a quattro ruote. E’ ora di farsene definitivamente una ragione.