“Ci stiamo lavorando, ma è un progetto complesso. Proprio per questo non è possibile formulare ipotesi sui tempi che serviranno (saranno necessari) per la sua realizzazione (per portarlo a compimento)”. L’ufficio stampa dell’Associazione Bancaria Italiana non aggiunge molto al poco che si sa sul MuVir, il Museo virtuale delle collezioni d’arte delle banche italiane. Nessuna informazione in più sullo sviluppo dell’iniziativa presentata il 25 novembre 2015 dal presidente dell’Abi Antonio Patuelli, alla presenza del ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini e del direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci.

“Il Museo Virtuale sarà una grande esposizione digitale permanente di dipinti, sculture, fregi, fotografie, ceramiche, monete e arredi, custoditi nei palazzi e nelle collezioni private delle banche italiane. Per i visitatori siano esse scuole, accademie, università, singoli individui, sarà possibile consultare e utilizzare il patrimonio che le banche condivideranno come materiale di studio e approfondimento: ognuno potrà creare un proprio percorso museale autonomo tra i capolavori custoditi dalle banche che partecipano al progetto”, diceva Patuelli.

“Dalle sedi delle banche, circa 300.000 tra quadri, sculture, arazzi e ceramiche, prenderanno nel tempo una nuova vita digitale a favore della collettività, in uno spazio senza muri, orari e distanze, per esaltare le emozioni che si creano tra un oggetto d’arte e lo spettatore”, scriveva sul suo sito il Mibact. “Da Filippo Lippi al Perugino, da Caravaggio a Tintoretto, da Hayez a Canova e Boccioni, fino a Andy Warhol e ai più giovani artisti del contemporaneo. Una piattaforma digitale, in italiano e inglese, accessibile al pubblico con un clic”. Un grande progetto realizzato seguendo rigorose norme di tutela e conservazione. Nulla lasciato al caso. La catalogazione delle opere? Secondo “criteri globalmente riconosciuti e tali da consentire il dialogo dei dati con quelli della grandi reti culturali mondiali”. Il portale? Uno strumento “dove le opere sono consultabili e corredate, nei casi più rilevanti, di approfondite informazioni storico-artistiche”. Insomma uno spazio virtuale “entro cui il pubblico può muoversi, decidendo di volta in volta di ordinare le opere secondo criteri variabili e personalizzati”.

Oltre alla definizione del progetto, se ne erano indicate anche le tempistiche. Nella primavera 2016 la prima “ala digitale”. Poi il resto grazie al coinvolgimento degli istituti bancari presenti in Italia che, “a partire dal 26 novembre, saranno chiamati ad allestire le sale inserendo schede e fotografie delle opere di loro proprietà”. A quattordici mesi dalla presentazione e a sette mesi dall’apertura della prima ala, però, non c’è nulla di quanto era stato promesso. Nessun Museo, nessun portale, dal momento che, ad oggi, all’indirizzo esistente non corrisponde alcun contenuto. Così per saperne qualcosa non rimane che andare sulla sezione Cultura del portale dell’Abi.

“Il Museo Virtuale delle Banche operanti in Italia avrà un ruolo decisivo nell’ampia diffusione e nella comunicazione delle opere d’arte possedute delle banche, che costituiscono una parte rilevante del patrimonio culturale nazionale”, aveva assicurato Patuelli. Finora niente diffusione e niente comunicazione. Che proprio le banche non abbiano fatto i conti con le più che preventivabili difficoltà dell’impresa?

Pubblichiamo la precisazione del responsabile Ufficio relazioni culturali dell’Abi Carlo Capoccioni:

Gentile Direttore,
l’articolo sul Museo virtuale delle banche italiane, Muvir, apparso sul sito del Fatto quotidiano richiede alcuni chiarimenti. Come riportato, ci stiamo lavorando, non abbiamo in alcun modo abbandonato il progetto. È la società partner, che non ha realizzato il progetto.
Noi abbiamo già messo a punto tutto il piano, fatta la prima sperimentazione del lavoro,  occorre completare l’infrastruttura tecnologica che si è dimostrata uno snodo più complesso del previsto. Stiamo quindi cercando una nuova società che abbia tutte le caratteristiche per realizzare l’infrastruttura necessaria. E anche gli elementi che ci consentano di avere congrue assicurazioni di completare l’opera.
Insomma, stiamo lavorando ad un progetto ambizioso, in cui davvero crediamo e stiamo facendo ogni sforzo per realizzarlo. 
La ringrazio per l’attenzione e le invio cordiali saluti
Carlo Capoccioni