Pochi secondi dopo il giuramento di Donald Trump su ben due bibbie, fatto di per sé ominoso e di cattivo gusto, il sito della Casa Bianca ha mutato radicalmente aspetto e contenuti. I cambiamenti hanno riguardato l’ovvio, per esempio il look e le biografie del nuovo presidente e dello staff, ma anche ciò che molti temevano da tempo, ovvero una eradicazione – in stile panzer – di tutti quei contenuti relativi alle conquiste di diritti civili che l’amministrazione Obama aveva facilitato. In particolare sono completamente scomparsi tutti i riferimenti, anche indiretti, alle problematiche della comunità Lgbt. Non esiste una singola menzione della parola “gay”, “lesbica” o “transgender” sull’attuale sito della Casa Bianca. Contemporaneamente, dal sito del Dipartimento di Stato è stato rimosso il testo di scuse officiali, offerte dal precedente segretario John Kerry, in merito ai fatti della “lavender scare”, ossia una vera e propria caccia alle streghe che, ai tempi del maccartismo, determinò il licenziamento in tronco di tanti impiegati statali sospettati di essere omosessuali.

Si tratta di un inizio tutt’altro che incoraggiante. Per quanto simbolici, i contenuti web rimossi sono sì rivelatori di pessime intenzioni, tuttavia non sono leggi e non incidono, nella pratica, sulla vita delle persone. Il peggio ha da venire. Tutte le maggiori associazioni Lgbt, la Hrc (Human Rights Campaign) in testa, stanno salendo sulle barricate. Infatti, sebbene il riconoscimento del matrimonio egualitario abbia segnato un traguardo storico, le presenti prospettive sono tutt’altro che rosee. Solo nel 2016, i rappresentanti di 38 su 50 Stati dell’Unione hanno presentato più di 250 proposte di legge chiaramente pensate per limitare le libertà e i diritti delle persone Lgbt. Il 2017 si prospetta ancora più difficile e al momento – siamo solo a gennaio – si profilano all’orizzonte già una cinquantina di nuove azioni legislative fortemente negative le quali, se approvate, potrebbero aprire la porta alle più odiose forme di discriminazione, nascoste sotto il pretesto della libertà di culto. Queste proposte di legge raggruppate sotto l’acronimo Rfra (Religious Freedom Restoration Acts) abbondano, e perseguono in primis la possibilità di gruppi e istituzioni che ricevono finanziamenti federali di rifiutare un servizio alle persone Lgbt (si va dall’affitto di una casa, al rilascio di un certificato di nozze). Al momento gli stati controllati da una maggioranza repubblicana sono 32.

La partita più importante si gioca però sul fronte della Corte Suprema. Dopo la morte di Antonin Scalia, giudice ultrareazionario nominato da Reagan, tutti avevano sperato che Obama riuscisse a piazzare Merrik Garland che tuttavia, in spregio ad ogni forma di decenza istituzionale, il Senato a maggioranza repubblicana si è rifiutato anche solo di ammettere in udienza. La candidatura di Garland è scaduta il 3 gennaio 2017, lasciando il campo sgombro per il nuovo presidente.

Tra i papabili di Trump spiccano tre nomi: William Pryor, attorney general dell’Alabama, è passato agli annali per aver definito la legge US pro-aborto “the worst abomination in the history of constitutional law”; Neil Gorsuch, della corte d’appello del decimo circuito, si è energicamente opposto all’obbligo di inclusione di pratiche contraccettive nelle polizze di assicurazione sulla salute; infine Thomas Hardiman, attualmente giudice federale della corte d’appello del terzo circuito, è noto per le sue posizioni pro-guns che tanto rassicurano la potente lobby dell’Nra (National Rifle Association).

A tutto ciò si aggiungono le età più che pensionabili del giudice Ruth Bader Ginsburg, pilastro democratico della Corte Suprema, e di Anthony Kennedy che tante volte ha costituito l’ago della bilancia per decisioni cruciali e che ha redatto le motivazioni della storica sentenza del 26 giungo 2015 in favore del matrimonio egualitario. Se uno di questi giudici (o entrambi) dovessero mancare, o decidessero di ritirarsi, il nuovo presidente avrebbe la possibilità di modificare gli equilibri della Corte Suprema per i prossimi venti o trent’anni, verosimilmente in direzione ultrareazionaria.

La principale preoccupazione della destra americana in termini di diritti civili rimane quella di dichiarare il matrimonio egualitario incostituzionale. Che la Costituzione ci protegga!