Una svolta ancora incompleta, e soprattutto arrivata troppo tardi. È così che i sindaci e gli imprenditori impegnati nell’emergenza post-terremoto in Centro Italia commentano gli annunci fatti in questi giorni dal capo del governo, Paolo Gentiloni. Il premier ha anticipato il cambio di strategia domenica scorsa: “Dobbiamo dare poteri straordinari a chi si occupa di emergenza e ricostruzione, ovvero alla Protezione Civile e al commissario” Vasco Errani. Non più gestione ordinaria, dunque. Ma via a procedure speciali. Se però si chiede a Sergio Pirozzi un parere su questo nuovo corso, il primo cittadino di Amatrice risponde a metà tra il furioso e lo sconsolato: “Poteri straordinari? Io lo vado ripetendo da 2 mesi. Siamo in una situazione di guerra, ci vogliono misure di guerra”.

E la sua reazione è molto simile a quella di altri sindaci del cratere. Dice Sante Stangoni, di Acqusanta Terme: “Sarebbe ora. Così noi amministratori locali non possiamo andare avanti”. Stangoni indica un paradosso. “Da un lato, durante le crisi ci vengono assegnate molte responsabilità; dall’altro, non ci vengono dati né i mezzi economici né quelli legislativi per far fronte alle emergenze”.  Una prova tra le tante? “La scelta delle aree dove installare i container e i moduli abitati spetta ai Comuni. Peccato, però, che dopo aver scelto un campo o un terreno che ritiene adatto, il sindaco abbia bisogno dell’accordo preventivo dei proprietari. E neppure basta: perché poi bisogna ancora ottenere l’immissione in possesso e realizzare una perizia sullo stato del luogo. È semplicemente assurdo”.

Il 20 gennaio scorso, Pirozzi si è visto costretto a consegnare le prime Sae (le Soluzioni abitative emergenziali) per gli sfollati del suo Comune ricorrendo ad un metodo inconsueto: un’estrazione pubblica. “L’assegnazione delle Sae per sorteggio è la prova di quanto sia illogica la burocrazia ordinaria in tempi di emergenza, e di quanto noi sindaci ci ritroviamo a dover metterci sempre una pezza”. Prima che ad Amatrice, la scelta del sorteggio era stata adottata anche a Norcia. Qui l’estrazione pubblica si è svolta l’11 gennaio: “Ci è sembrato il solo metodo applicabile per restare imparziali. Abbiamo deciso di favorire solo i cittadini disabili o gli anziani malati”, spiega il vicesindaco Pierluigi Altavilla. Una scelta obbligata, dunque, ma pur sempre paradossale. Di fronte alla quale è stato difficile, per molti sfollati, non cedere alla protesta. “Non posso che essere grato alla mia comunità”, dice Pirozzi. “Io ho chiesto che solo chi avesse estremo e immediato bisogno di una casetta avanzasse richiesta. Ed è così che, dei 220 aventi diritto, solo in 31 hanno partecipato all’estrazione: abbiamo potuto accontentarne 25”.

Se la nuova strategia prefigurata da Gentiloni sarà efficace è ancora presto, comunque, per dirlo. “Per ora aspettiamo di capire cosa cambierà davvero”, afferma cauto Stangoni, che prosegue: “Certo è che qui ad Acquasanta Terme si sarebbe potuti procedere molto più spediti, se non avessimo sempre dovuto aspettare pareri e autorizzazioni da enti diversi. È il passaggio delle pratiche da Tizio a Caio, e il conseguente rimpallo delle responsabilità, che ha causato le peggiori lungaggini”. E le istituzioni centrali? “Non posso lamentare la loro assenza – ammette Stangoni – né l’incompetenza del personale che vi lavora. Tutt’altro. Il problema è la mancanza di proposte utili ad affrontare una situazione che resta complicatissima. I cittadini ora chiedono risposte immediate. E hanno tutto il diritto di riceverle”. Ancor più diretto, su questo punto, Pirozzi. “Sono incazzato nero”, confessa. Il perché? “Sto assistendo ad un’operazione insopportabile: la politica sta speculando sul dolore della mia gente, cavalcando il malcontento”. Riferimento a qualcuno in particolare? “Non voglio fare polemica. Dico che tutti i politici, e soprattutto quelli che guidano le istituzioni, dovrebbero pensare piuttosto a proporre soluzioni concrete per risolvere quest’emergenza”.

Pirozzi una proposta, in tal senso, ce l’avrebbe: “L’ideale sarebbe dare pieni poteri ai sindaci. Ma il rischio che si correrebbe in questo modo è enorme: quello della paura. Prendere decisioni importanti in totale solitudine porta spesso a temere l’arrivo di qualche avviso di garanzia, e dunque induce gli amministratori a non decidere, li invoglia all’immobilismo”. E allora? “Allora io dico: creiamo una struttura di controllo con 3 teste. Guardia di Finanza, Carabinieri e Anac: 3 responsabili di queste strutture che siano in grado di gestire protocolli d’urgenza. Senza bandi di gara centralizzati, ma procedure snelle messe a punto in sinergia coi sindaci, che rispondano alle reali esigenze dei territori terremotati”.

Non c’è, però, solo la frustrazione dei sindaci. Un esempio di come le prassi burocratiche ordinarie possano portare a ritardi e lungaggini lo racconta Massimo, consulente esterno per una importante società produttrice di moduli abitativi. “All’indomani del terremoto del 30 ottobre presentai al Comune di Norcia un’offerta vincolante da parte della ditta per la quale lavoro. Ci impegnavamo a fornire, entro l’8 di dicembre, 125 moduli di varie dimensione per ospitare oltre 1300 persone. Container ad uso abitativo, di ottima qualità. Chiedevamo solo la preparazione della base su cui installarli e la realizzazione degli allacci dei servizi”. Il progetto fu presentato, in particolare, al vicesindaco di Norcia: “Mi disse che era interessante ma irricevibile perché quel tipo di procedure erano gestite dalla Protezione civile, che avrebbe indetto un bando specifico”. Un bando molto controverso, però: che ha richiesto ben 3 edizioni della stessa gara (una delle quali andata deserta) per poter far fronte alle reali esigenze di container abitativi nei tanti comuni del cratere sismico. “Il tutto – contesta Massimo – perché non si è deciso di adottare misure straordinarie ed effettuare, magari, chiamate dirette con le ditte in grado di fornire subito i container. E che questa strada fosse la sola percorribile lo dimostrano le parole del premier Gentiloni, che invocando il ricorso a procedure eccezionali di fatto smentisce la linea sin qui imposta dal governo che lo ha preceduto, quello di Matteo Renzi”.