“Il fine giustifica i mezzi”. L’arcitaliano Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, alla fine rispolvera Machiavelli e rivendica il proprio operato nonostante la bocciatura del Consiglio di Stato che a dicembre ha sospeso in via cautelare la circolare emanata da Via Nazionale con le norme attuative per la trasformazione delle banche popolari in spa e ha sospeso anche il termine di fine 2016 per varare detta trasformazione. Il Consiglio di Stato ha rinviato alla Corte Costituzionale la riforma, ma nell’ordinanza di sospensione ha duramente censurato proprio l’operato della Banca d’Italia, tanto che gli addetti ai lavori ritengono che la sorte della circolare di Via Nazionale sia segnata e che verrà annullata dallo stesso Consiglio di Stato non appena si arriverà alla sentenza di merito e indipendentemente dalla pronuncia della Consulta sulla riforma, in quanto la circolare è un atto amministrativo sul quale Palazzo Spada ha piena competenza e completa giurisdizione.

Una dura censura alla circolare riguarda la sospensione a tempo indeterminato del diritto di recesso e il fatto che venga attribuito alla banca “il potere di introdurre deroghe a disposizioni del codice civile e ad altre norme di legge, dando così vita a un’inedita forma di delegificazione di fonte negoziale”. In altre parole, da quando in qua l’organo amministrativo di una banca può decidere di sospendere i diritti dei soci in deroga alle norme di legge? È evidente che chi ha scritto una circolare attuativa che attribuisce alle banche questo immenso potere è affetto da megalomania e abusa a sua volta del proprio potere. Infatti, nel rinviare alla Consulta la riforma delle banche popolari il Consiglio di Stato sottolinea come l’articolo 1 delle legge attribuisca “alla Banca d’Italia il potere di disciplinare le modalità di tale esclusione [del diritto di recesso, ndr], nella misura in cui detto potere viene attribuito anche in deroga a norme di legge”. Il punto è che a Via Nazionale viene attribuito “un potere di delegificazione in bianco, senza alcuna previa indicazione, da parte del legislatore, delle norme legislative che possono essere derogate”. Una norma scritta con i piedi, cui ha fatto seguito una circolare altrettanto mal scritta, che oltre ad aver impropriamente e illegittimamente attribuito alle banche un potere enorme e inedito, ha anche posto dei paletti totalmente illegittimi quale il divieto posto ai soci di costituire una holding cooperativa attraverso la quale continuare a esercitare il controllo sulla banca trasformata in spa. Un divieto – scrive il Consiglio di Stato nella sua ordinanza – “privo di base legislativa” e “oltre che non necessario per realizzare le finalità della riforma, [è anche] foriero di una irragionevole disparità di trattamento tra i soci delle ex popolari (privati della possibilità di esercitare il controllo) e ogni altro soggetto che partecipi al capitale azionario (cui, invece, tale possibilità resta riconosciuta)”.

Nonostante la pesantezza di queste censure da parte del massimo organo della giustizia amministrativa, dinnanzi alla platea del Forex Visco difende l’indifendibile (“la limitazione del rimborso in caso di recesso mira a preservare l’integrità dei livelli patrimoniali ed è ispirata dalle regole europee”). E, come detto, ricorre al fine supremo (agevolare “il rafforzamento patrimoniale delle banche interessate” e contribuire “a migliorarne la governance”) nel tentativo di giustificare la pochezza e la sciatteria con cui la legge e la circolare attuativa sono state scritte. Il rischio che la riforma venga anche bocciata sotto il profilo della costituzionalità, sembra non tangere il governatore che rivendica: “la riforma delle banche popolari, che persegue obiettivi di efficienza, trasparenza e stabilità, è stata in gran parte attuata: otto su dieci di quelle con attivi superiori a 8 miliardi si sono trasformate in società per azioni. L’aggregazione di due di esse ha dato luogo a un gruppo bancario di rilevanti dimensioni”. Poco importa che siano stati malamente calpestati i diritti degli azionisti e anche probabilmente diverse norme costituzionali. Poco importa che i soci di una delle due banche che hanno “dato luogo a un gruppo bancario di rilevanti dimensioni” abbiano impugnato la delibera di trasformazione in spa e che sia in corso anche un’inchiesta della magistratura che ipotizza vari reati tra cui l’aggiotaggio. Poco importa dei danni causati: quello che conta, per Visco, è aver fatto ciò che si era prefisso di fare con la sicurezza di restare impunito e poter addirittura rivendicare dall’alto del suo piedistallo la propria azione. Chapeau!