Ci sono tanti modi per ferire la libertà di informazione e colpire il diritto di cronaca.

Trump e i suoi epigoni italiani amano l’insulto in pubblico, la minaccia, il rifiuto di rispondere alle domande. Gli “uomini forti” alla Putin e alla Erdogan usano modi ancori più spicci e senza appello. Berlusconi amava gli editti e le liste di proscrizione ed usava come clava il suo conflitto di interessi. Malaffare, corruzione, mafie decidono, di volta in volta, se usare la “lupara” o le “querele temerarie”, divenute ormai le nuovi armi improprie da usare contro i cronisti che hanno ancora voglia di “illuminare” le oscurità.

A questo già vasto campionario si è ora aggiunto il “boicottaggio” economico da parte delle aziende che si ritengono lese da questa o quell’inchiesta.

L’Espresso ha denunciato la decisione di Alitalia che  avrebbe deciso di escludere, dalla distribuzione a bordo, il settimanale “reo” di aver pubblicato un’inchiesta sulla medesima compagnia. Come se non bastasse è arrivata la documentata denuncia del Fatto Quotidiano che, dopo aver pubblicato articolo e inchieste sulle presunti tangenti che avrebbero accompagnato gli affari Eni in Nigeria, si è visto sparire un contratto pubblicitario da 20mila euro. Subito dopo la denuncia del Fatto l’Eni ha fatto sapere che non ci saranno rescissioni e che per il futuro si vedrà…

A pensar male si fa peccato… con tutto quel che ne consegue.

In anni non lontani l’Unità, allora diretta da Furio Colombo e Antonio Padellaro, nel pieno della stagione berlusconiana, dovette registrare un brusco ed improvviso calo delle entrate pubblicitarie da parte delle aziende più “sensibili” alle sirene dell’ex Cavaliere. Le Autorità di garanzia del settore che sono state cosi sollecite nel respingere la scalata francese a Mediaset, dovrebbero manifestare la loro attenzione anche nei confronti di chi, e sono molti, attenta al diritto di cronaca e al pluralismo editoriale.

Nel frattempo grazie alle relazioni de l’Espresso e del Fatto che hanno reagito nell’unico modo possibile: denunciando tutto e rivendicando l’autonomia delle loro scelte editoriali. Mai come in questi casi è sempre preferibile un’energica denuncia rispetto ad una qualsiasi forma di autocensura o di complice omissione.