I vigili del fuoco attorno alle 23 di mercoledì 25 gennaio hanno estratto gli ultimi due corpi dalle macerie dell’hotel Rigopiano. Sono dunque 29 le vittime della valanga che mercoledì 19 gennaio ha travolto l’albergo in provincia di Pescara11 i sopravvissuti. Non ci sono più dispersi sotto il groviglio di detriti, neve e tronchi d’albero, in base alla lista ufficiale fornita ai soccorritori, che comprendeva 28 ospiti, di cui 4 bambini tutti estratti vivi, e 12 dipendenti dell’hotel. A una settimana esatta dalla valanga, termina quindi il lavoro di ricerca da parte dei circa 200 uomini impegnati sul posto, tra Vigili del Fuoco, Guardia di Finanza, Esercito, Carabinieri, Soccorso Alpino e 118.

Undici sopravvissuti tra cui quattro bambini
Alla fine tra 20 e 21 gennaio saranno nove le persone estratte vive, a cominciare dagli altri due bambini: Edoardo Di Carlo (guarda il video del suo salvataggio) Samuel Di Michelangelo. Cinque gli adulti: Adriana Vranceanu, Francesca Bronzi, Vincenzo Forti, Giorgia Galassi e Giampaolo Matrone. Dopo quei due giorni di euforia, i vigili del fuoco hanno cominciato ad avere brutti presentimenti: intorno alle cucine alcuni ambienti erano rimasti intatti, ma non c’era più nessuno. Concluse le verifiche nelle cucine, gli Usar, specialisti delle ricerche tra le macerie, sono passati al bar. Un’ampia zona tra la sala del camino, dove c’erano alcuni dei sopravvissuti, e l’area ricreativa, dove sono stati estratti vivi tre bambini. Ma lì dentro la situazione era molto peggio: un unico groviglio di macerie e neve. Qualcun altro, invece, lo hanno recuperato nella zona delle camere: quattro piani venuti giù completamente e schiacciati uno sull’altro. E gli ultimi due, un uomo e una donna, li hanno trovati sempre lì: nella zona tra il bar e la hall. Dove tutti gli ospiti e i dipendenti dell’albergo attendevano l’arrivo dello spazzaneve che avrebbe dovuto portarli via. Ma il mezzo non si è mai visto e al suo posto è arrivata la valanga.

Valanga che è costata la vita a 9 donne e 12 uomini: Rosa Barbara Nobilio e suo marito Piero di Pietro, Nadia Acconciamessa e il marito Sebastiano di Carlo (la madre e il padre del piccolo Edoardo), l’estetista dell’hotel Linda Salzetta, Paola Tommasini, Ilaria De Biase, Luana Biferi, Marco Tanda e la fidanzata Jessica Tinari, Sara Angelozzi, Marinella Colangeli, il maitre dell’hotel Alessandro Giancaterino, il cameriere Gabriele D’Angelo, Stefano Feniello, Marco Vagnarelli, l’amministratore dell’hotel Roberto Del Rosso, il receptionist Alessandro Riccetti, il rifugiato senegale Faye Dame, Claudio Baldini, Emanuele Bonifazi. Gli ultimi 8 corpi da identificare sono all’obitorio dell’ospedale di Pescara, dove i parenti attendono di poterseli riportare finalmente a casa.

“Le operazioni di soccorso tra le più complesse mai gestite”
Le operazioni di soccorso all’hotel Rigopiano sono state “tra le più complesse che abbiamo mai gestito“: una situazione con “un crollo di un edificio di 4 piani sotto una valanga in uno scenario di terremoto, con l’impossibilità di arrivare sia via terra che via aria e con le comunicazioni difficili” dice il direttore centrale delle emergenze dei Vigili del fuoco, Giuseppe Romano. “I vigili – ha detto – hanno lavorato 25, 26 ore di seguito, parlando con le persone e facendogli vedere la luce della torcia, infilandosi in buchi di 30 centimetri. Non riuscirei mai a raccontarvi cosa significa”. E gli elicotteri dei corpi dello Stato “hanno volato tutte le volte che era possibile e anche quando non era possibile, per cercare un varco e verificare se si poteva volare“. C’è poi un altro punto che Romano sottolinea con orgoglio: “L’azione di individuazione dei sopravvissuti è stata progettata e realizzata, attraverso la realizzazione di mappe. Si è agito in una certa direzione, sono stati raggiunti i locali indicati e sono state trovate le persone lì dove avevamo ipotizzato fossero”.  Anche per gli uomini del Soccorso Alpino “si è trattato di un evento straordinario, che non ha precedenti nella storia recente: si sono accavallati – dice Maurizio Dellantonio – una serie di fattori straordinari. E la risposta del sistema della Protezione Civile è stata altrettanto straordinaria, si è lavorato in sinergia e ci si è mossi cercando di fare tutto il possibile, mettendo sul campo tutte le tecnologie che ogni corpo aveva a disposizione”.

L’unico obiettivo rimasto a chi stava scavando senza sosta da giorni, era quello di trovare prima possibile tutti i corpi sepolti sotto l’albergo, per chiudere definitivamente la conta dei morti e restituire le salme alle famiglie. Era chiaro ormai da un paio di giorni che la speranza di ritrovare ancora qualcuno in vita era quasi inesistente. Mercoledì sono state estratte le ultime 9 vittime, sei donne e tre uomini: sono stati trovati tutti in un unico ambiente, quello che poco più di una settimana fa era il bar dell’hotel. In quella zona i soccorritori erano arrivati due giorni fa, passando dalle cucine. Quelle cucine che avevano ridato speranza a tutti, quando il 20 gennaio cominciarono a essere estratte le prime persone incredibilmente ancora vive. Lì, riparata sotto un solaio, è riuscita a sopravvivere tutta la famiglia Parete, la moglie Adriana e i figli Gianfilippo e Ludovica, che si sono così ricongiunti al padre Giampiero, colui che aveva dato l’allarme.

L’indagine della Procura di Pescara
Terminato il lavoro dei soccorritori, continua quello della Procura di Pescara. Il procuratore Cristina Tedeschini ha fornito mercoledì i primi chiarimenti sui risultati delle autopsie, sul ritardo con cui sono partiti i soccorsi, e sull’allerta valanghe. “I primi sei casi che sono stati acquisiti hanno dinamiche di decesso diverse l’una delle altre: schiacciamento immediato oppure concorrenza di schiacciamento ipotermia e asfissia, non abbiamo casi di esclusiva ipotermia”, ha risposto a chi avanzava invece quest’ultima ipotesi. Sulla questione dei ritardi nei soccorsi, il magistrato ha ribadito che secondo la Procura le incomprensioni hanno fatto accumulare un ritardo di circa un’ora e mezza (2 ore e mezza secondo le ricostruzioni della stampa): “Le telefonate registrate sono state acquisite, io le ho ascoltate e mi sembra evidente che ci siano state incomprensioni relative alle richieste di aiuto lanciate da Giampiero Parete e Quintino Marcella il 18 gennaio”. “Sulla base delle informazioni in mio possesso, l’hotel era in possesso di tutte le autorizzazioni“, ha proseguito la Tedeschini, chiarendo così un altro aspetto importante della vicenda. La procura di Pescara già il 23 gennaio aveva infatti ribadito che l’indagine avrebbe riguardato “struttura, valanga, viabilità e comunicazioni”.