Poco più di un anno fa la prima sentenza per Mafia Capitale che aveva confermato l’aggravante mafiosa per alcuni imputati. In appello l’aggravante è caduta per il collaboratore di Salvatore Buzzi, Emilio Gammuto. Restano le condanne ma sono ridotte per tutti e quattro gli imputati che avevano segnato le prime condanne dell’inchiesta della Procura di Roma. Vengono condannati a tre anni l’ex funzionaria comunale Emanuela Salvatori e Gammuto (in primo grado ne avevano avuto rispettivamente a quattro e cinque anni e quattro mesi); devono invece scontare due anni e otto mesi di reclusione per usura Raffaele Bracci e Fabio Gaudenzi, vicini a Massimo Carminati, per gli inquirenti a capo di Mafia Capitale (in primo grado erano stati condannati a 4). In una intercettazione agli atti Gammuto diceva a Buzzi: “Carminati è un grande ci fa lavorare”. 

La procura di Roma intanto ha impugnato la sentenza con la quale la seconda sezione del tribunale, il 18 luglio dello scorso anno, ha assolto con fornmula piena l’ex capo di Gabinetto della Regioe Lazio Maurizio Venafro dall’accusa di turbativa d’asta. La vicenda in cui era stato coinvolto l’ex braccio destro di Nicola Zingaretti era emersa nel quadro degli accertamenti sulla cosiddetta Mafia Capitale. Venafro era stato accusato in relazione all’affidamento della gara d’appalto per l’assegnazione del servizio cup della Regione Lazio nel 2014. Per la stessa vicenda i giudici condannarono, invece, ad un anno e quattro mesi di reclusione Mario Monge, dirigente della cooperativa Sol.Co. Nell’atto di impugnazione la procura sottolinea “errori di diritto e motivazioni illogiche” dietro l’assoluzione di Venafro, per il quale si ribadisce “la richiesta di condanna a due anni e sei mesi già invocata durante il processo”. La stessa impugnazione è estesa anche a Monge con riferimento al quantum della pena inflitta: per i pm non può essere “inferiore ai due anni”.