Dopo l’allarme e il tentativo di retromarcia, arriva la rassicurazione. “I gestori delle dighe di Campotosto hanno segnalato l’assenza di criticità rilevanti, ma sono stati invitati a tenere sempre molto alta la guardia vista la frequenza degli eventi sismici”. A parlare è il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, al termine della riunione convocata per fare il punto sulla sicurezza delle dighe dell’Italia centrale, a 24 ore dalle parole del presidente della commissione Grandi Rischi, Sergio Bertolucci, che ai microfoni del Tg3 aveva detto: “Nella zona di Campotosto (piccolo comune in provincia di L’Aquila ndr) c’è il secondo bacino più grande d’Europa con tre dighe, una delle quali su una faglia che si è parzialmente riattivata e ci possono essere movimenti importanti di suolo che cascano nel lago, per dirla semplice è l’effetto Vajont”. Delrio ha comunque garantito che sarà aumentato il monitoraggio: “Le verifiche si fanno ogni due anni per legge, ma in caso di scosse saranno fatte con più frequenza”.

“L’incontro – ha fatto sapere il ministero – ha consentito di fare il punto della situazione rispetto ai controlli ed alle misure adottate dopo le scosse sismiche del 24 agosto e 30 ottobre 2016 e rispetto alla più recente del 18 gennaio. Gli enti gestori, in particolare Enel per quanto riguarda le dighe di Campotosto, hanno confermato che non sono state evidenziate criticità sia nei controlli ordinari, sia in quelli scattati, come da procedura, dopo i terremoti recenti. Il ministro ha sollecitato una prosecuzione del monitoraggio ed una condivisione delle informazioni con un aggiornamento puntuale con il territorio. Il lavoro continuerà nei prossimi giorni a livello tecnico tra i soggetti presenti al tavolo”. Oltre a Delrio ed al capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, erano presenti anche il vicepresidente della Commissione Grandi rischi, Gabriele Scarascia Mugnozza, rappresentanti del ministero, delle Regioni e dei concessionari delle dighe.

Intanto, però, c’è paura tra i sindaci e le popolazioni, che polemizzano con le parole del presidente Bertolucci. Da Fabriano a Teramo, passando per Foligno e Ascoli, nei centri più interessati dall’allarme lanciato ieri dalla Commissione Grandi Rischi. La zona interessata dal nuovo allarme è quella attorno alla faglia che corre da nord-ovest a sud-est, tra il Monte Vettore e il Monte Gorzano e in particolare nel tratto della faglia meno interessato dalla più recente all’attività sismica. Ma, secondo la Grandi Rischi, proprio in quelle zone che non hanno registrato terremoti recenti di grandi dimensioni potrebbe verificarsi un sisma di magnitudo fino a 7.

I sindaci sono in allarme e non ci stanno a quello che chiamano lo “scarico” di responsabilità. Tempestato di mail di cittadini “terrorizzati” e di nuove richieste di sopralluoghi, il primo cittadino di Fabriano (Comune all’estremità nord dell’area interessata), Giancarlo Sagramola, è rimasto “senza parole” per l’allarme della Commissione. Vent’anni fa il sisma di Colfiorito a Fabriano fece danni enormi; le scosse dell’ottobre scorso hanno lasciato senza casa circa 500 persone, e l’allerta cade su una popolazione psicologicamente già molto provata. “Come sindaco – dice Sagramola all’Ansa – ho fatto quello che posso fare: oggi ho disposto che in tutte le scuole e in tutti gli uffici pubblici si effettuino prove di evacuazione ogni settimana. Non posso certo rafforzare le strutture, solo intensificare l’attività di prevenzione, e questo faccio”.

Scendendo un po’ più a sud lungo la faglia, si incontra la disperazione del sindaco di Foligno e presidente della provincia di Perugia, Nando Mismetti. “Ho chiesto alla Protezione civile dell’Umbria di convocare una riunione urgente a seguito delle incredibili valutazioni espresse dalla Commissione grandi rischi che stanno gettando nel panico la popolazione. Adesso ci devono dire cosa dobbiamo fare“. “Troppo semplice – ha aggiunto – gettarci nella paura per poi scaricare le responsabilità sulle nostre spalle. Dobbiamo chiudere le scuole e tutti gli edifici pubblici per i prossimi 10 anni?”.

Scorrendo la faglia ancora più verso sud-est, ad Ascoli, cittadina che si trova a soli 60 chilometri dal lago di Campotosto, dove secondo la Commissione Grandi Rischi potrebbe verificarsi un ‘effetto Vajont‘ alla diga, il sindaco Guido Castelli parla di “panico” nella popolazione e si chiede se riaprire o meno le scuole che erano state chiuse per l’emergenza neve. Secondo la sua valutazione, gli edifici scolastici sono tutti a posto tranne un asilo che ha problemi ai controsoffitti. Ma alla luce dell’allarme lanciato dalla Grandi Rischi, Castelli ha scritto oggi al presidente del consiglio Gentiloni, al ministro Fedeli, a Errani e Curcio chiedendo lumi. Stesso comportamento dal sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi, che chiede con urgenza al governo chiarimenti su come comportarsi e accusa: “E’ ricominciato il gioco del cerino, dove ognuno punta a salvare il proprio fondoschiena”.