Nel suo discorso di insediamento, Donald Trump ha confermato la sua strategia di isolamento e chiusura degli Stati Uniti nei confronti del mondo. Il discorso di Trump è stato un vero comizio pieno di minacce, rompendo così la tradizione. Minacce rivolte ai Paesi che esportano negli Stati Uniti, minacce ai Paesi nei quali le aziende americane hanno aperto impianti produttivi, minacce ai Paesi alleati (Europa, Giappone, Australia) che hanno goduto, per lunghi decenni, dell’ombrello militare statunitense.

Trump ha annunciato che intende ricorrere a politiche di protezionismo e di chiusura degli Stati Uniti verso gli scambi con l’estero e verso l’immigrazione. Sarebbe utile però che Trump spiegasse agli americani che introdurre dazi, contingentamenti e protezioni contro i prodotti importanti avrebbe come conseguenza un aumento dei prezzi di gran parte dei prodotti in vendita nei negozi americani, dagli smartphone ai jeans, dalle televisioni ai Pc, etc.

Trump ha parlato di dazi del 45 per cento sui prodotti provenienti dalla Cina. Un aumento del 45% dei prezzi dei prodotti importati a sua volta vorrebbe dire nell’immediato che le famiglie americane si impoverirebbero: salari reali più bassi. Le importazioni dalla Cina hanno consentito, negli ultimi venti anni, a tante famiglie non abbienti americane di comprare a prezzi bassi tantissimi prodotti.

Tanti prodotti americani del resto sono assemblati e prodotti in Cina o in Vietnam o in Messico e quindi eventuali dazi e tariffe sui prodotti importanti colpirebbero anche le imprese americane, molte delle quali realizzano quote importanti di profitto proprio grazie alla presenza in paesi emergenti.

Più posti di lavoro in America” – dice Trump. L’idea apparentemente semplice di Trump (e di tutti i protezionisti) è che riducendo le importazioni faremmo aumentare la produzione nazionale e quindi i posti di lavoro. Ma non è così immediato che le aziende americane assumerebbero più lavoratori. Ci vorrebbe un cambio strutturale nelle catene del valore. Tantissime aziende americane producono, da anni, i beni finali in altri paesi e riportare in America queste lavorazioni richiederebbe anni. 

Prendiamo la Ford. Se, anche, la Ford producesse automobili solo a Detroit, il prezzo delle sue vetture salirebbe di un buon 30%, visti i costi di lavoro americani. Questo significherebbe che il consumatore americano dovrebbe pagare 4.800 dollari in più su una macchina che oggi costa 16.000 dollari. Che succederebbe ai consumatori? E quante vetture verrebbero vendute? E’ probabile che ne verrebbero vendute di meno con conseguente calo del fatturato e dei profitti della Ford e in seguito di calo dei posti di lavoro della Ford stessa.

La globalizzazione ha favorito il calo di prezzi di tantissimi prezzi e di questo si sono avvantaggiati soprattutto le famiglie consumatrici a reddito medio-basso. Il protezionismo inoltre farebbe scendere la pressione competitiva sul mercato americano e quindi la spinta al miglioramento dei prodotti sarebbe più debole. La qualità dei prodotti in vendita in America peggiorerebbe. Quindi prezzi domestici più alti e qualità peggiore, salari reali in calo ed effetti sull’occupazione tutti da verificare nel medio termine.

Diciamo la verità, i presunti benefici del protezionismo che promette Trump, potrebbero in parte esistere se la protezione fosse unilaterale. Gli Usa mettono dazi e contingentamenti, proteggono il mercato domestico ma gli altri paesi restano immobili e non adottano contromisure. Nella storia il protezionismo difficilmente è rimasto un atto unilaterale. Il protezionismo di solito scatena guerre commerciali

A Napoli si dice a ca’ nisciuno è fesso; di fronte ai dazi americani la Cina, il Messico, la Germania, l’Italia etc metterebbero dazi e contingentamenti sui prodotti Usa, per rappresaglia. Quanti Apple in meno venderebbe l’America? E Ford, e jeans Levi’s? Si rischia una guerra commerciale mondiale proprio come ce ne furono negli anni ’30. Il protezionismo e il nazionalismo economico negli anni ’30 sfociarono in una guerra mondiale, ricordiamolo. Attenzione a giocare col fuoco, Apprendista Stregone.