È già passato un anno da quando quel 19 gennaio, il cuore di Ettore Scola si fermò nel reparto di cardiochirurgia del Policlinico a Roma. I nostri continuano a stringersi, a palpitare, a sorridere di piacere o amaramente, certe volte a sghignazzare un po’ maligni come certi suoi personaggi e a farsi strapazzare dai suoi film nello stesso modo in cui quel cinema ci ha insegnato. Perché vivere da spettatori quelle decine e decine di piccole epopee, che fossero da lui girate o soltanto sceneggiate, è una delle cose più belle e fortunose che possano capitare a chi ama il cinema, italiano e non.

Lavorava anche da “negro”, come spesso ricordava quando scriveva sceneggiature per altri senza poterle firmare. Oggi si usa il termine più politicamente corretto ghostwriter ma la sostanza è la stessa. Pensate che fu lui l’autore della celeberrima lettera in Totò, Peppino e la Malafemmina. La vecchia storiella viene fuori anche in Ridendo e scherzando, il delicato documentario girato due anni fa dalle figlie Paola e Silvia Scola, dove l’impacciato allievo Pif lo intervistava nel Cinema dei Piccoli a Villa Borghese supportato da una carrellata di scene dai suoi film.

Sì, una strana coppia a scambiarsi convenevoli e battute gentili sulla lunga carriera dell’autore romano nato in Puglia. Ma non sono altrettanto docili le sue creature di celluloide. Basti pensare all’Alberto Sordi di La più bella serata della mia vita, che nelle stesse parole di Scola rappresenta “un personaggio corrotto tra i più preveggenti”. Bisognerebbe riguardare o guardare per la prima volta questi film perché non parlavano solo di vecchie attualità ora nel passato, ma perché precorrevano e prevedevano i tempi molto più di quanto avremmo mai immaginato.

Uno dei suoi ritratti del tempo è La famiglia. Storia sviluppata nel grande appartamento di una tipica famiglia borghese in un flusso di ottant’anni. Virtù e generazioni sporcate da vizi in un cast che metteva insieme Vittorio Gassman, Fanny Ardant, Stefania Sandrelli, Ottavia Piccolo, Andrea Occhipinti e molti altri. Proprio questi ultimi due, nei contenuti extra della versione in dvd parlano in rispettive interviste per circa mezz’ora. La Piccolo da un ristorante racconta l’esperienza sulla sua Adelina che invecchia e Occhipinti ricorda quel set, una casa che era diventata come un personaggio a sé. In altri trenta minuti Scola parla approfonditamente del film e della teatralità del suo cinema. Trasposizioni che a pensarci farebbero bene al palcoscenico quanto alla commedia di costume. “Un film sulla famiglia era da parecchio che volevo farlo. L’abbiamo scritto con Scarpelli e Maccari mettendoci molto. Perché prima per fare le sceneggiature ci voleva un anno, o due. Adesso pare che invece in un mese la questione possa essere sbrigata”. Non solo cinema e amicizia con Risi e Monicelli, ma il retrogusto finemente piccato di certe affermazioni lo annoverano in quella generazione che ha raccontato lo scorso secolo meglio di altre.

Il rapporto della grande storia con la storia della piccola gente resta una costante di Scola, così accadde con Una giornata particolare. Sofia Loren e Marcello Mastroianni erano due divi internazionali che continuarono a fare grande il cinema italiano anche con questo lavoro indimenticabile. Per la prima volta si mettevano insieme come protagonisti una casalinga e un omosessuale. Un tuffo d’umanità ancora modernissimo ambientato nella Roma fascista che accoglieva Hitler in visita ufficiale a Mussolini nel ‘38. Fanno tenerezza i contenuti extra in homevideo: soltanto biofilmografie di attori e regista scritte sullo schermo come i primi dvd di vent’anni fa.

“Mi piace essere autobiografico non di me stesso ma del pubblico. Questa è la mia presunzione”. Ammetteva il regista in uno dei suoi interventi. Non è autobiografico Brutti, sporchi e cattivi, ma vuole scavare nel torbido del popolino romano. Se Pasolini tirò sulle coscienze una secchiata d’acqua gelida con Accattone, Scola rimestava nelle classi sociali più basse con la leggerezza del commediante. E con l’aiuto di un Nino Manfredi abbrutito dal suo protagonista, l’operazione ottenne la Palma d’Oro a Cannes per la Miglior regia nel 1976. Anche qui nei contenuti speciali biofilmografie ormai vintage rispetto all’immediatezza di Google, ma il trailer d’annata, introvabile anche nel mare magnum del web, è una piccola gemma di marketing cinematografico. Insomma, anche se non potremo più vedere lui né nuove cose, il tesoro che Ettore Scola ci ha lasciato è ricco abbastanza per garantirci ancora tante e tante altre lezioni di Cinema.