“In Siria oggi ci sono 15 aree sotto assedio dove fino a 700.000 persone, inclusi, si stima, 300.000 bambini, sono ancora intrappolati“. E’ quanto si legge in una nota congiunta diffusa da World Food Program, Unicef, Ocha (Ufficio dell’Onu per il coordinamento degli affari umanitari), Oms (Organizzazione mondiale della sanità) e Unchr (Agenzia Onu per i rifugiati) in cui si fa appello per chiedere “un accesso immediato, incondizionato e sicuro al fine di raggiungere bambini e famiglie che, nel Paese, sono ancora senza assistenza umanitaria”.

“Circa cinque milioni di persone – prosegue la nota – inclusi oltre due milioni di bambini, vivono in zone estremamente difficili da raggiungere con assistenza umanitaria a causa dei combattimenti, dell’insicurezza e delle restrizioni nell’accesso”. Gli orrori dell’assedio nei distretti orientali di Aleppo, denuncia la nota,  sono “scomparsi dalla coscienza pubblica”. Ma non bisogna permettere che “i bisogni, le vite e il futuro” della popolazione siriana “svaniscano dalla coscienza mondiale”. In tutto il paese, prosegue il comunicato congiunto, le persone continuano a soffrire per la mancanza dell’accesso agli elementi base al sostentamento delle proprie vite e per il continuo rischio di violenze. Tragicamente, conclude la nota, “fin troppi bambini hanno conosciuto solo conflitto e perdita nelle loro giovani vite”.

L’appello delle diverse organizzazioni delle Nazioni Unite arriva a pochi giorni dall’apertura dei colloqui di Astana, in Kazakistan, previsti per il 23 gennaio, per cercare una soluzione per la Siria, dove la tregua continua a vacillare. Come nella zona di Deir Ezzor, nella Siria orientale, dove almeno 82 persone sono morte a seguito di violenti combattimenti fra i jihadisti dell’Isis e l’esercito fedele a Damasco. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, tra gli 82 morti ci sono 28 soldati siriani e miliziani alleati e almeno 40 jihadisti dell’Is. Mentre le vittime civili, stando agli attivisti, sono almeno 14.

I colloqui nella capitale kazaka, organizzati dalla Russia, dalla Turchia e dall’Iran, si propongono “di integrare, non di sostituire altri formati, inclusi i colloqui di Ginevra“. Lo ha precisato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov senza confermare l’invito agli Stati Uniti al summit per la Siria. Secondo la televisione panaraba ‘Al-Arabiya‘, la maggior parte delle fazioni dell’opposizione siriana armata ha deciso di partecipare ai negoziati, precisando come questa decisione è stata presa “al termine delle riunioni delle fazioni ad Ankara“. Il capo negoziatore della delegazione delle opposizioni siriane sarà Mohammad Alloush che ha annunciato di voler “neutralizzare il ruolo criminale” dell’Iran nel conflitto siriano.