È stato fermato in stazione ferroviaria a Bologna e senza opporre resistenza si è consegnato ai Carabinieri. Si chiama Desmond Newthing, 24 anni, colui che secondo la Procura di Bologna potrebbe essere l’assassino dell’imprenditore 75enne Lanfranco Chiarini. L’omicidio era avvenuto il 3 gennaio intorno all’ora di cena nella villetta di campagna della vittima a Castel San Pietro, tra Bologna e Imola. A trovare il cadavere il giorno successivo era stato il genero. Diverse coltellate alle braccia e al collo che non avevano lasciato scampo all’uomo. Altro particolare: l’assassino e la vittima potrebbero avere avuto un rapporto sessuale quella sera, poco prima del delitto. Chi lo aveva ucciso aveva poi provato a dare fuoco alla stanza senza riuscirci. Non solo, il killer aveva anche tentato di distruggere il cellulare della vittima: ed è proprio questo dettaglio che ha portato gli investigatori a concentrarsi sui più frequenti contatti telefonici di Chiarini.

Desmond Newthing, nigeriano richiedente asilo e da un anno ospitato in un Centro di accoglienza alle porte di Bologna, aveva sentito per telefono diverse volte negli ultimi due mesi Chiarini. Anche il giorno precedente e il giorno stesso del delitto. Gli operatori del Centro dove è ospite hanno spiegato che era un ragazzo molto preciso e che non aveva mai dato problemi. Anche se avevano spiegato che proprio il giorno successivo a quello del delitto era apparso strano: non si era presentato a una visita medica da tempo concordata e ad alcuni colloqui di lavoro. Inoltre aveva dei cerotti, dovuti a delle ferite sul palmo della mano, che però si era auto-medicato. Dopo un giorno al Centro, Desmond era di nuovo sparito. I carabinieri di Bologna, comandati dal colonnello Valerio Giardina, lo hanno però rintracciato: Desmond arriva a Rimini, con la motivazione di dover cercare lavoro. Cambia scheda del telefono.

Nel frattempo gli investigatori lavorano sulle immagini delle telecamere vicine alla villa del delitto e sulle tracce lasciate dai telefoni cellulari. Dopo avere scandagliato tutti i contatti e verificato gli alibi degli altri sospettati, accertano che il telefonino di Newthing era irraggiungibile proprio tra le 19 e le 20: intorno all’abitazione di Chiarini non c’è campo e i telefoni non prendono. Stesso discorso per alcune telecamere di sorveglianza che notano la macchina di Chiarini andare verso la casa dell’uomo poco prima delle 19 e ripassare in senso opposto intorno alle 20. Un’altra telecamera, non lontana, inquadra poi un uomo, secondo i carabinieri dalla corporatura compatibile a quella dell’arrestato, allontanarsi a piedi verso Bologna. La macchina dell’imprenditore ucciso verrà infatti trovata abbandonata lì intorno.

Per i carabinieri ci sono elementi sufficienti per arrestare il giovane che viene fermato in stazione proprio mentre è di ritorno da Rimini col treno. Ora si attende la convalida dell’arresto. Newthing, difeso d’ufficio dall’avvocato Andrea Speranzoni, è indagato per omicidio. Di fronte al sostituto procuratore Antonella Scandellari si è avvalso della facoltà di non rispondere. I carabinieri attendono intanto gli esami dei Ris di Parma sulle impronte digitali ritrovate nel luogo dell’assassino e quelli sulle tracce di sangue nell’auto e nella abitazione. Tracce che, una volta estratto il dna, potrebbero aiutare a comprendere se la pista dei carabinieri è giusta o se invece l’assassino vada cercato da un’altra parte. Il possibile movente invece rimane ancora sconosciuto: passionale, visto anche il rapporto sessuale consumato quella sera da Chiarini, probabilmente con il suo assassino, oppure economico. Saranno i prossimi giorni a chiarirlo.

L’avvocato Andrea Speranzoni ha spiegato che il suo assistito gli è “apparso molto turbato“. Il legale spiega anche il contesto da cui proviene il giovane: “E’ arrivato in Italia dopo essere stato perseguitato in modo pesante come gay in Nigeria, ha un discreto grado di scolarizzazione e risulta essere totalmente privo di precedenti penali o di polizia. Ha passato molto tempo durante il colloquio manifestando disperazione”. Secondo Speranzoni è presto per dire se Newthing  sia responsabile dei fatti che gli vengono addebitati. A parere del difensore le indagini svolte finora “ricostruiscono una scena del crimine che fa pensare che l’omicidio sia nato in un contesto  sessuale molto evidente e sia stato causato da una situazione improvvisa, capace di generare una reazione e un dolo d’impeto. Numerosi emergono inoltre essere i contatti telefonici fra vittima e altri soggetti”.