La vicenda di Ylenia Grazia Bonavera, avvenuta a Messina, lascia senza parole. I fatti sono eloquenti.

Ylenia apre la porta di casa, l’ex fidanzato Alessio Mantineo le getta addosso della benzina, le dà fuoco e scappa. La 22enne viene subito soccorsa, non è in pericolo di vita, anche se riporta ustioni sul 13 per cento del corpo, lo stesso corpo che diventa un campo di battaglia dove fare la conta dei danni riportati.

Ci troviamo, quindi, di fronte all’ennesimo episodio di violenza sulle donne, balzato agli “onori” delle cronache per la gravità del gesto (parola che uso per comodità, ma con fatica, perché presupporrebbe che ci siano violenze più gravi e altre meno) e per la spettacolarizzazione televisiva che ne è stata data. Ylenia, infatti, invitata a Pomeriggio Cinque, il programma di Barbara D’Urso, ha difeso contro ogni evidenza l’ex fidanzato ripetendo quanto già detto appena arrivata all’ospedale: “Non è stato Alessio, sarei una pazza a dire che è stato lui, vero?”.

Fermato dopo una giornata di fuga, Mantineo è stato accusato di tentato di omicidio premeditato aggravato dalla crudeltà. La Procura messinese ha ribadito che il fermo di Alessio è corroborato da altri elementi di prova, e non dalla fidanzata. Fino a qui i fatti.

Nonostante l’evidenza, la ragazza ha tutto il diritto di difenderlo. Certo, siamo di fronte, probabilmente, a una delle tante donne che non riescono a interrompere, dentro di loro prima ancora che con il compagno, una relazione nella quale la violenza è stata protagonista del rapporto o fatto conseguente alla separazione.

Dire no a una relazione in cui non si sta più bene, non riguarda il semplice allontanamento fisico da una persona, ma principalmente un allontanamento emotivo che ha bisogno di tempo per maturare. In una relazione violenta, questo processo si amplifica: per le violenze subite la donna diventa più vulnerabile, si può sentire in colpa e non smette di provare sentimenti rimanendo all’interno della peggiore delle trappole: continuare a sperare che lui cambi, se lei cambia.

Quanto di meglio ho letto sulla vicenda, lo ha scritto Eretica nel blog pubblicato su questo sito. Quando la blogger afferma che “non puoi legare una donna che vuole tornare dall’ex che la picchia” dice una cosa che, se può risultare scomoda e priva di una logica comune, è verità dalla quale non si sfugge. Non è imponendo qualcosa a una donna che la si mette in condizione di prendere consapevolezza delle imposizioni precedenti. L’abuso non si combatte con un ulteriore abuso mascherato da buonismo o anche abbellito dalle migliori intenzioni, le quali, anche se comprensibili, sono dannose. Ecco perché, a occuparsi di questi temi in ambito clinico, sociale e mediatico dovrebbero essere sempre persone che hanno una formazione adeguata e una reale esperienza sul campo.

Le dinamiche uomo-donna in situazioni di violenza non sono le stesse dinamiche in situazioni in cui non c’è violenza, pensarle simili è sbagliato e pericoloso.

Non puoi legare una donna che vuole tornare dall’ex che la picchia e purtroppo non puoi evitare che l’ex la picchi. Ogni possibile azione di prevenzione e di tutela della donna deve essere operativa ed efficiente e lo stesso ogni possibile azione di prevenzione e contrasto ai comportamenti violenti degli uomini.

Se la donna non si rende conto di quello che sta subendo e trova mille giustificazioni ai comportamenti violenti dell’altro, queste non fanno che aggiungersi alle altre mille che l’uomo trova per giustificare i propri comportamenti, pensando di avere il diritto di controllare, offendere o picchiare la compagna, quando non si comporta come lui crede debba comportarsi; di tornare insieme se lei prova a interrompere la relazione, di punirla drasticamente, se lei si nega e prova a ricominciare un’altra vita. Ogni diritto a lui, ogni dovere a lei. E’ un meccanismo terribile.

Quello che è accaduto a Ylenia è grave, ma è ancor più grave pensarlo come a un caso isolato o pensare che gli atteggiamenti e i pensieri di questa 22enne messinese siano poi così diversi da quelli di molte donne che si trovano coinvolte e intrappolate in relazioni violente.

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Vignetta di Pietro Vanessi