Come si muovono gli interventi della Bce nelle sue operazioni di Quantitative Easing? Innanzitutto occorre precisare subito che il trattato di Maastricht definisce le banche centrali dei paesi aderenti come limited liability company (società a responsabilità limitata), non hanno gli stessi vincoli di capitalizzazione delle banche ordinarie e non sono tenute perciò a ricapitalizzarsi quando un elevato debito supera i parametri stabiliti nelle regole europee. E’ la stessa regola che vale per tutte le banche centrali, compresa la Fed.

Quando gli Stati stampano nuova moneta, il debito viene coperto con l’emissione di titoli che vengono acquistati dalle banche per essere quindi venduti ai risparmiatori. In tempo di crisi, la collocazione di questi titoli, insieme ai parametri di capitalizzazione cui sono soggette le banche ordinarie, potrebbe rendere questa operazione difficoltosa per la carenza di liquidità delle banche stesse. Ecco quindi che l’intervento della Banca Centrale a rastrellare parte di quel debito mettendolo (figurativamente) nel proprio forziere, produce sotto il profilo economico un’utile funzione di sostegno alla fluidità monetaria. Funziona in questo caso come un’“area di parcheggio” per enormi somme di denaro.

Il debito dello Stato non aumenta se la nuova emissione avviene in sostituzione di una arrivata a scadenza e pagata regolarmente dallo Stato a chi ne è creditore, ma anche nel caso che la nuova emissione porti ad un aumento dell’indebitamento statale, l’utilità del Qe rimane inalterata perché libera risorse che le banche ordinarie possono (potrebbero) utilizzare per finanziare iniziative indirizzate allo sviluppo economico della nazione o della regione in cui operano. I titoli rimangono parcheggiati nella Banca Centrale fino a scadenza o, quando ve ne sono le condizioni, possono essere venduti a chi ne ha interesse.

Ma le banche centrali degli Stati europei aderenti all’euro non possono fare, per le regole europee che hanno sottoscritto, operazioni di Qe, solo la Banca Centrale Europea può farle e da una paio d’anni Mario Draghi ha ottenuto dalla Commissione Europea autorizzazione per farle. Nel primo anno ha acquistato titoli al ritmo di 60/mld di euro al mese, quest’anno ha portato il limite ad 80/mld. Il criterio di attuazione di questi Qe è assolutamente simmetrico: ogni banca centrale acquista debito del proprio paese (senza aumentarlo), in proporzione alla dimensione del paese stesso, poi lo gira alla Bce.

In questo modo tutto sembrerebbe perfettamente equilibrato, ma è qui che interviene in modo molto critico il prof. Hans Werner Sinn, docente di Finanza Pubblica all’Università di Monaco, consigliere del Ministero tedesco dell’Economia e presidente emerito dell’Ifo (Institute for Economic Research). Egli sostiene che, essendo il mercato “aperto”, e potendo le banche dei paesi più indebitati (li chiamano Pigs: Grecia, Italia, Portogallo, Spagna) acquistare i propri bond all’estero, la simmetria cessa perché l’operazione produce i suoi effetti in modo anomalo. Lui porta l’esempio della banca di Spagna, che può chiedere alla Bundesbank di accreditare i venditori tedeschi di titoli spagnoli e poi procedere addirittura ad una triangolazione chiedendo di investire il ricavato in titoli di un paese terzo.

Queste operazioni vengono registrate come “Target claims against the euro system” (richieste “Target” a carico del sistema europeo). Target è l’acronimo per “Trans European Automated Real Time Gross Settlement Express Transfer System” ovvero un sistema automatico trans europeo in tempo reale per la definizione espresso dei trasferimenti (di denaro). Poiché risulta che a fine settembre 2016 queste operazioni ammontavano già a circa 820/mln di euro, di cui circa 715 eseguite proprio dalla Bundesbank, il sistema risulta tutt’altro che simmetrico. Bundesbank può cedere, attraverso il Qe della Bce il proprio debito, non quello degli altri Stati.

Inoltre, dice Sinn, in questo modo gli Stati membri con elevato debito, grazie alla presunta simmetria, possono liberarsi di debito pubblico gravato di interessi fissi con debito (attualmente) senza interessi, quindi con ulteriore vantaggio.

Non hanno tutti i torti a preoccuparsi i tedeschi, perché se dovesse accadere che uno dei grandi Stati euro (per esempio l’Italia) decidesse di uscire dalla moneta unica, per l’Italia sarebbe un grosso problema dovendo ricorrere ad una nuova moneta molto svalutata rispetto all’euro. Ma se prendesse questa strada e decidesse quindi di chiedere una ristrutturazione del proprio debito, la Germania potrebbe stare anche peggio, perché si troverebbe in casa un debito altissimo con poche probabilità di essere interamente onorato.

E se, come sarebbe molto probabile in questi casi, avvenisse una reazione a catena di tutti i Pigs? Nemmeno la Germania potrebbe digerire una massa così ingente di debitori insolventi e, dopo aver fatto per anni furbescamente la parte del leone in vetta all’Europa, finirebbe anch’essa nel baratro di cui si è servita per primeggiare. L’intera Europa andrebbe a fondo.