Un’idea colorata e originale quella della casa editrice siracusana Verba Volant, una combattiva realtà indipendente con sede alla Borgata, un quartiere costruito nella seconda metà dell’Ottocento, fuori dall’isola di Ortigia, un rione sviluppatosi intorno alla basilica di Santa Lucia, dedicato alla patrona della città.

L’idea in questione è Libri da parati, che sono, al contempo, storie illustrate e poster d’autore stampati su un unico grande foglio. La novella si legge come in un normale libro, seguendo la piegatura della pagina, ingrandendosi via via, fino ad aprirsi completamente, nell’ultima tavola, e diventare un poster da appendere alla parete.

Sono testi e immagini che possiedono una grande forza immaginifica ed evocativa, storie che possono essere gustate sia dai più piccoli che dai lettori adulti. La principessa che scriveva, per esempio (testo di Nerina Fiumanò e illustrazioni di Angelo Ruta), delizioso connubio in cui si narra di una giovane e bella principessa che amava soltanto scrivere, in continuazione, per ricercare la pace dentro e fuori di lei. Che, armata soltanto di una penna, dopo essere stata imprigionata, continuerà a scrivere su ogni superficie: la sua veste, la sua camicia, i suoi piedi, su ogni angolo di pelle del suo corpo. Metafora riuscita di come anche la sofferenza può soccombere se rimangono le parole per ribellarsi e per lasciare testimonianza di noi.

Altro testo della collana è Le luci alle finestre (testo di Alessio Di Simone e illustrazioni di Alessandro di Sorbo), storia di un viaggio all’incontrario, di un viaggio orale che diventa concreto, dove le fantasie narrate da un anziano a suo nipote diventano reali. Cannibali, deserti, cammelli, indigeni, dall’Arabia all’Islanda, attraverso l’Africa e l’Asia, a poco a poco il palazzo dove risiedono i due scomparirà per trasformarsi nel mondo magico fuori dalla finestra, ribaltando, nell’ultimissima tavola, la prospettiva che si era fatto il lettore. Un albo intelligente, in grado di illuminarsi di notte grazie alla tecnica fosforescente con cui sono realizzate le costellazioni.

Erlom Akhvlediani, considerato uno dei più importanti scrittori e sceneggiatori georgiani, tanto che diciannove film molto noti si basano sui suoi scritti e che i suoi testi sono inseriti nei curriculum di filosofia delle università nazionali, finalmente arriva in Italia con il suo libro più rappresentativo, scritto nel 1950, Vano e Niko e altre storie (traduzione dal georgiano di Keti Charkviani; Atmosphere Libri).

Si tratta di flash fiction bizzarri che mettono in campo tutte le relazioni umane e animali, in un vasto, surreale, ma al contempo realissimo, campionario psicologico globale. È un manifesto per affermare che tutti siamo alla ricerca di qualcun altro. Piccoli gioielli paradossali, grotteschi, esilaranti, fuori dagli schemi, apparentemente di facile interpretazione ma mai banali. Quello di Erlom Akhvlediani è un breve testo gustosissimo, da portarsi con sé in ogni occasione.