Panama e Nuova Zelanda, Uzbekistan e Giordania, Etiopia e Burkina Faso, Venezuela e Islanda: dal 2026 ci potranno essere anche loro ai Mondiali. La grande riforma di Gianni Infantino, la sua prima vera innovazione da quando siede alla presidenza della Fifa insieme allo sdoganamento del Var (la moviola in campo), è un allargamento a dismisura dei cordoni dei Mondiali di calcio: fra tre edizioni la Coppa del mondo passerà dalla canonica formula a 32 squadre (adottata nel 1998) addirittura a 48 nazionali, divise in 16 gironi da tre. Per la Fifa è un business da centinaia di milioni di dollari. Per Infantino un pieno di consenso elettorale che gli permetterà di aprire un nuovo ciclo politico. Per i Mondiali di calcio un cambiamento di certo epocale, forse non in positivo. E infatti non mancano le polemiche: contro la riforma si è subito schierata l’Eca, l’associazione dei club europei, mentre la Liga spagnola potrebbe addirittura fare ricorso in tribunale.

16 GIRONI DA TRELa svolta, annunciata nei mesi scorsi, è stata votata all’unanimità dal primo Consiglio della Fifa del 2017 a Zurigo. La nuova formula prevede più squadre e più partite, che salgono da 64 a 80 (ma non quello degli incontri disputati dalle singole nazionali, al massimo 7 per chi arriverà fino in fondo). Questo però comporterà una prima fase estremamente “soft”: 16 gironi da tre squadre, in cui passano le prime due. Considerando che ci saranno tante “cenerentole”, per le “big” sarà una vera e propria passeggiata. Quindi per le 32 qualificate subito eliminazione diretta, a partire dai sedicesimi fino alla finale. Possibili anche novità regolamentari, come l’abolizione dei supplementari fino ai quarti: per non affaticare troppo i giocatori, nei primi due turni eliminatori in caso di pareggio si tirerebbero direttamente i rigori.

REGALO AD AFRICA E NORDAMERICA – A perderci sarà soprattutto l’Europa (e infatti non è casuale l’opposizione dei club): la ripartizione per continente verrà definita in un secondo momento, ma nel progetto di Infantino i posti a disposizione della Uefa dovrebbero essere appena 16 (o al massimo 18). Fino ad oggi erano 13, pari al 41% del totale: così la percentuale si abbasserebbe al 33% (ma ci sarebbe pur sempre un’europea per mini-gruppo). Evidente che la riforma è stata fatta per altri: per l’Africa, che potrebbe quasi raddoppiare, passando da 5 a 9,5 (il posto a metà si assegna in uno spareggio intercontinentale); e per il Nordamerica, da 3,5 a 6.5. Ovvero le grandi sacche di consenso che hanno determinato tutte le elezioni Fifa degli ultimi decenni. Completano il quadro Asia con 8,5, Sudamerica con 6,5 e l’Oceania, che finalmente parteciperà di diritto con una sua rappresentante (con l’Australia che è migrata nella Afc asiatica, praticamente la Nuova Zelanda ha la certezza di qualificarsi in eterno).

BUSINESS DA 600 MILIONI – Così in un secolo di storia dei Mondiali, le partecipanti si saranno praticamente triplicate: nella prima edizione del 1930 furono 13, nel 2026 diventeranno 48. Un aumento esponenziale che sicuramente risponde alla crescita del pallone in ogni parte del mondo, anche se il prossimo salto pare a molti eccessivo e rischia di essere il classico passo più lungo della gamba: se i tempi sembravano maturi per qualificare magari altre 8 nazionali ed arrivare a 40 (cifra che però avrebbe creato problemi per la formula), trovare altre 16 nazionali competitive ad alto livello, specie in continenti come Asia, Nordamerica e Oceania, sarà oggettivamente difficile. Guardando all’esito delle ultime qualificazioni del 2014, si potrebbe ipotizzare un girone con Italia, Iran e Algeria, con addirittura le prime due ammesse ai sedicesimi. Non un gran bel vedere per lo spettacolo, ma la Fifa ha fatto altri calcoli: secondo uno studio commissionato da Zurigo, la nuova Coppa del Mondo a 48 squadre dovrebbe fruttare circa 650 milioni di dollari in più della versione precedente, che già valeva 5,5 miliardi. E fa nulla se le spese ricadranno soprattutto sui Paesi ospitanti, costretti a fare gli straordinari e a mettere in campo una super preparazione, per accogliere 48 nazionali (con rispettivi tifosi) e 80 partite in poco più di un mese. Così organizzare  un Mondiale di calcio potrebbe diventare difficile e antieconomico come un Olimpiade (con tutti i problemi a trovare candidature credibili che stanno avendo i Giochi negli ultimi anni).

INFANTINO SULLA SCIA DI BLATTER E PLATINI – Di questo, però, non si preoccupa Gianni Infantino, almeno per il momento. Il suo obiettivo era accrescere il business della Fifa e il proprio consenso personale, e può dirsi raggiunto. Esattamente come avevano fatto i suoi predecessori. Sepp Blatter, e prima di lui Joao Havelange, aveva costruito un impero economico sui diritti tv dei Mondiali e delle partite di qualificazione ad ogni lato del globo. Prima di essere travolto dalla scandalo, Platini aveva fondato tutto il suo enorme potere sull’allargamento del calcio europeo alla periferia orientale del continente, con gli Europei a 32 squadre e la nuova formula dei preliminari per la Champions. Infantino ha imparato subito e bene la lezione.

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