È stato il magistrato Alberto Nobili a riuscire a prenderlo per mano, poi ad abbracciarlo e infine a portarlo al sicuro passando da una finestra. Così, dopo quasi tre ore, è stato tratto in salvo l’uomo che verso le 14,45 si era arrampicato su un ponteggio esterno del tribunale di Milano, minacciando di suicidarsi. “Sono 12 anni che la giustizia se la prende con me e non mi lascia in pace”, ha gridato mentre era appeso all’impalcatura a circa 20 metri da terra. Dopo aver rifiutato tutte le mediazioni, l’uomo ha chiesto espressamente di parlare con lo storico pm del pool di Mani Pulite Gherardo Colombo. Insieme a lui è arrivato al terzo piano del Palazzo di Giustizia anche il magistrato Alberto Nobili: i due sono riusciti a farsi ascoltare dall’uomo e convincerlo a desistere.

L’uomo, secondo le prime informazioni, si chiama Daniele e ha 30 anni, è incensurato e ha problemi di depressione. Era salito su un’impalcatura esterna del tribunale sul lato di via Freguglia. Sul posto sono subito intervenuti i vigili del fuoco gonfiando un grosso materasso per attutire l’eventuale caduta. “Non si risolvono così i problemi, andatevene via, andatevene via”, sono le prime parole che si sentono gridare, rivolte a carabinieri e vigili del fuoco che stavano cercando di parlargli. L’uomo, attaccato a un palo del ponteggio e con i piedi appoggiati sulle sporgenze di altri due pali, ha poi urlato: “Sono 12 anni che la giustizia se la prende con me e non mi lascia in pace”.

Nel frattempo anche il pm di Milano Mauro Clerici è intervenuto per cercare di convincere l’uomo a scendere. Poco dopo in via Freguglia è arrivato il procuratore della Repubblica Francesco Greco che ha parlato con i carabinieri presenti sul posto assieme alla polizia. Mentre rimaneva appeso al ponteggio esterno, l’uomo ha però chiesto di parlare con Gherardo Colombo. Il procuratore Greco a quel punto ha telefonato all’ex collega del pool Mani Pulite che doveva partecipare a un convegno, ma ha deciso di presentarsi in tribunale per aiutare a mettere in salvo l’uomo. Insieme a lui è salito al terzo piano del Palazzo di Giustizia anche il magistrato Alberto Nobili. Dopo un lungo dialogo con le forze dell’ordine e i due magistrati, alla fine l’uomo ha deciso di non buttarsi.