Lui stesso l’ha definito “megaservizio”, postando su Instagram la copertina che Sette gli ha dedicato. Un Ezio Greggio in smoking, braccia conserte e sorriso sornione che nell’intervista-ritratto del settimanale del Corriere gongola per ben otto pagine, dandoci la sua opinione su tivvù, cinema, politica e chi più ne ha più ne metta. Tra un commento pseudo critico su Trump (“il rischio vero è che ora diventi serissimo”) e una benedizione velata a Beppe Grillo (“non sarei preoccupato se ci fosse un comico al potere”). Spazia su tutto, il volto principe di Striscia la Notizia. Tutto o quasi, perché intervistatore e intervistato si guardano bene dal fare il minimo accenno all’evasione fiscale multi milionaria che la guardia di finanza gli ha contestato quattro anni fa, per la residenza dichiarata a Montecarlo, i diritti di immagine ceduti a una società irlandese e gli escamotage ideati per non versare l’Iva sull’acquisto di un elicottero da 3,5 milioni di euro. Eppure non è che Greggio sia uscito da quella vicenda con tutte le ossa al posto giusto: il contenzioso con l’Agenzia delle entrate è stato chiuso con un accordo da 20 milioni di euro, mentre sul piano penale il patteggiamento gli è costato poco più di un anno fa una pena a sei mesi di reclusione convertiti in 45mila euro di multa.

Che sia passato troppo tempo da allora e adesso sia il momento di parlare solo di presente e progetti futuri? Macché, non deve essere questo, perché i ricordi del nuovo uomo copertina vanno indietro fino al padre che partecipò alla guerra di Grecia e passò quattro anni nelle galere tedesche. Ci sono poi gli esordi professionali del comico, con il debutto su TeleBiella a 18 anni. Il lancio del Drive In, con quel poco entusiastico ok di Silvio Berlusconi: “Non è esattamente quello che vi avevo chiesto – disse l’ex Cavaliere subito dopo aver visto la puntata zero – ma intuisco che può essere uno show divertente e che dobbiamo andare avanti”. Eccetera, eccetera, eccetera. Finché uno arriva alle ultime domande e si aspetta che finalmente qualcosa verrà detto sulla vicenda dell’evasione. Forse bisogna aspettare proprio l’ultima, di domanda. E invece nulla, ché ora tocca all’Associazione Ezio Greggio per l’aiuto ai bambini nati prematuri. E così, lui che da quasi trent’anni fa il telefustigatore dei vizi italici e dei vip attapirati, evita di farsi da solo anche la più piccola ramanzina. Come ha evitato di farsela all’indomani dell’accordo con l’Agenzia delle entrate, quando anziché offrire al pubblico, chessò, delle scuse, ha preferito giocarsela con una battuta: “Quando il fisco ti chiede un favore, come fai a negarglielo?”. Questa volta nemmeno la battuta. Rimozione totale. Rimozione analoga a quella messa in atto da Striscia quel giorno in cui Flavio Insinna, il conduttore dell’arcinemica Affari tuoi, si è ribellato a Valerio Staffelli che cercava di consegnargli il Tapiro dopo: “Lo prenderò quando lo vedrò consegnato al signor Ezio Greggio, attapirato per l’indagine della Guardia di finanza”. L’avete mai visto in onda su Canale Cinque?

Ora, a riabilitare Greggio, ci pensa il megaservizio di Sette. I toni da agiografia gli valgono pure l’ascesa al pantheon del cinema nostrano, se non addirittura mondiale, vista la sua “insolita caratura hollywoodiana”. Fanno da sfondo una foto di Greggio ne Il silenzio dei prosciutti e una in compagnia di Mel Brooks in Svitati. All’attore che, si legge all’inizio del pezzo, “deve firmare autografi ai fan persino in Bulgaria”, nel tempo sono andati “un Globo d’Oro, un Nastro d’Argento, un premio Totò, un Manfredi, un Flaiano, un Troisi e addirittura uno Charlot, e questo solo per accennare ai riconoscimenti che Greggio ha ottenuto come attore di cinema, dal ritratto sociale degli Yuppies alle parodie di Box Office 3D”. Insomma, in questi anni sembra ci si sia proprio scordati che avevamo a che fare con uno dei più grandi interpreti e cineasti del Bel Paese. Peccato che, se prendiamo ad esempio l’ultima pellicola citata, Box Office 3D (sottotitolo: il film dei film), le cronache lo ricordino come il flop dei flop. Questo scriveva Repubblica nel 2011, quando il film scritto da Greggio, diretto da Greggio, con una parte recitata da Greggio, è stato proiettato in un una sorta di pre-apertura della Mostra del Cinema di Venezia: “Il regista era accompagnato da una folta delegazione che ha fatto da claque applaudendo la dozzina di episodi ispirati a film e saghe di successo (…) Rare le risate in sala, perplessità all’uscita dal film”. E questo era Paolo Mereghetti sul Corriere: “Imbarazzo. Questa l’unica reazione possibile alla fine della proiezione di BoxOffice 3D (…) Imbarazzo tra chi usciva e si scambiava sguardi disperati e imbarazzo anche per chi (amici? claque?) applaudiva Greggio e il cast venuto a godersi queste due ore di gloria”. Stroncato dalla critica. E stroncato dal pubblico, che entrato nelle sale senza troppa calca non ha apprezzato: 1,9 su 10 è il voto medio degli utenti di Imdb.com, uno dei più bassi della storia.

E sì che Greggio al pubblico di solito piace: “Di quel milioncino di followers che ho sui vari profili Twitter, Instagram e social-media vari – dice a Sette – il 99,9 per cento manda soprattutto grandi complimenti”. E ancora: “Dovunque vada, da Milano a Napoli, da Montecarlo a Londra e anche negli Stati Uniti, posso farmi forte del contatto diretto con la gente reale, mica come certi politici che conosco, che non riescono nemmeno a entrare in un negozio se non si camuffano”. E siamo finiti ai politici. L’imbeccata è tutta nella domanda posta a Greggio: “Veniamo al tema Grillo. Avete tanto in comune: le due consonanti all’inizio, la doppia al centro e la vocale alla fine, per dire solo dei vostri cognomi. E poi c’è Antonio Ricci, storico amico e autore d’entrambi”. E qua il nostro un po’ ammicca a Grillo: “Non sarei affatto preoccupato se al potere salisse un comico: il potere si presta sempre e comunque a fare satira”. Un po’ prende le distanze da tutti: “Guarda l’ultimo referendum: da una parte c’era Renzi, e dall’altra un gruppo così eterogeneo che giusto con Rocco Siffredi sarebbe diventato l’ammucchiata più storica degli ultimi anni. Non è che con questo dico che preferissi Renzi, oppure che mi piacciano Grillo o Salvini”. Poi una parola va a favore di Grillo: “Sono convinto che sia davvero in buona fede, che pensi di cambiare l’Italia”. E un’altra è spesa per Renzi: “Così come penso che anche Renzi abbia realmente provato a operare un cambiamento”. Ed ecco che il fustigatore degli altri finisce per scoprirsi pure un po’ democristiano.

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