A Montefano (MC), nel mio paese natale, c’è una mostra che fa pensare: 100 anni di mestieri in bici. Se un tempo dall’arrotino al falegname, dalla maestra al cordaio, dal cantastorie al lattaio andavano a lavoro in bici portandosi appresso tutti gli attrezzi del mestiere, se i partigiani hanno liberato l’Italia in bici, viene da farsi qualche domanda: in 100 anni siamo progrediti o regrediti? Ci siamo infreddoliti e rattrappiti al punto che accettiamo di appestare l’aria pur di evitare di pedalare (salvo poi andare in palestra)?

Neppure il presidente della Repubblica, nel suo discorso di fine anno ha accennato all’inquinamento. Forse mi sbaglio io. Forse l’Italia non è il Paese con il più alto tasso di morti premature per inquinamento atmosferico, forse in Italia non muoiono ogni anno 3.400 persone e ne vengono feriti 246.000 per incidenti stradali. Forse tra di loro non ci sono tanti bambini, uccisi o resi invalidi a vita.

L’auto uccide più delle guerre, del terrorismo e del terremoto. Alle 8 della mattina è tipico vedere auto incolonnate, con un solo guidatore a bordo, che si recano al lavoro. Ma quanti ragionevolmente, con un minimo di impegno e di organizzazione, con un minimo di sacrificio, potrebbero andare al lavoro in bici, con i mezzi pubblici o condividendo auto e passaggi?

Con i miei figli ci divertiamo a contare quante persone ci sono nei macchinoni incolonnati. Uno, massimo due persone per auto. Una fila lunghissima contiene 60 persone. La media italiana, non a caso, è 1 auto di proprietà ogni 1,2 persone (compresi i bambini).

Ivan Illich, in Elogio della Bicicletta scriveva: “Per percorrere la stessa distanza un ciclista consuma 200 volte meno energia rispetto all’auto e cinque volte meno energia di un pedone. Con 500 calorie un ciclista pedala per 37 km, un escursionista cammina per 14 km mentre il motore di un’auto di media cilindrata si spegne dopo circa 700m e dopo aver prodotto circa 160 grammi CO2 […] L’americano tipo dedica ogni anno alla propria auto più di 1.600 ore: ci sta seduto, in marcia e in sosta; la parcheggia e va a prenderla […]; lavora per pagare la benzina, i pedaggi dell’autostrada, l’assicurazione, il bollo, le multe […] investe queste 1600 ore per fare circa 12.000 chilometri: cioè appena sette chilometri e mezzo per ogni ora, la stessa velocità del pedone”.

C’è qualcosa di poco sapiens e molto demens nell’uso che si fa dell’auto. Mio marito lavora a 8 km in collina, vi arriva con la bici a pedalata assistita (alimentata con energia rinnovabile). Spesso si trova a percorrere strade davvero brutte, trafficate e senza pista ciclabili. A dividere la strada con lui, in bici, solo qualche immigrato. Per questo i comuni non fanno niente. La mobilità sostenibile non porta voti.

Negli altri Paesi, sono stati messi a punto degli utili strumenti per disincentivare l’uso-abuso delle auto, e la gente li accetta senza far barricate:
1) Estensione delle isole pedonali a tutto il centro storico e intorno alle scuole almeno nelle ore di entrata e uscita; aumento delle navette a metano o elettriche;
2) Zone 30, cioè estendere il limite dei 30 km/h a tutte le aree residenziali, in città come Parigi è realtà da anni;
3) Restringere le strade e farle il più possibile a senso unico, realizzando le piste ciclabili;
4) Incentivi a chi va al lavoro in bici: in Francia ed in Belgio i contributi arrivano direttamente sulla busta paga del ciclista, in altri paesi (Austria, Germania, Olanda, Regno Unito…) sono invece previste detrazioni e altri tipi di agevolazioni fiscali; in Italia, a livello nazionale, ancora non è previsto nessun incentivo. Il comune di Massarosa (Lu) è il primo caso in Italia.
5) Organizzazione di carpooling (condivisione di viaggio) e car sharing (condivisione di auto tra più famiglie).

Anche i mezzi pubblici andrebbero incentivati. Purtroppo molte regioni vanno in senso inverso: invece di ampliare l’offerta, tagliano corse. Ho organizzato una raccolta di firme, in provincia di Macerata, per ripristinare alcune linee di bus, e la risposta di alcuni politici è stata: “Tanto la gente preferisce andare in auto”. Credo che sia compito della politica guidare i cittadini, indicare e incentivare le scelte più sostenibili, anche quando sembra che nessuno ne abbia voglia e non porti alcun voto.